Operaio sardo offende ex ministro Castelli.

C’è qualcosa da dire?
Già il fatto che davanti ad un operario sardo, questo replichi con “LE AZIENDE LOMBARDE, IO STO PARLANDO DELLE AZIENDE LOMBARDE!” Lascia come minimo perplessi.

E poi, io me lo ricordo durante un’altra trasmissione di Santoro, davanti ad una precaria della scuola, che gli raccontava della sua vita problematica, del mutuo da pagare e degli aiuti che doveva chiedere ai suoi genitori per tirare avanti, io me lo ricordo cosa le rispose l’allora ministro Castelli. Me la ricordo la sua risposta perché è stata di grande aiuto alla signora presente così come a tutti noi precari della scuola:
MA ANDATE A LAVORAREEEE, VAI A LAVORAAAARE, A LAVORAAAAARE!

Capite come funziona? Questo è capace di farsi un giro in suv in Africa, durante una carestia e urlare ai bambini moribondi MA ANDATE A MANGIAAAARE, A MANGIAAAAAARE, MANGIAAAATE.

Non lo sentite l’implicito invito a chi lo tedia con le sue lamentele? Si dice MA VAI A LAVORARE, e si intende NON ROMPETEMI I COGLIONI PRECARI DI…

E qui mi fermo, perché io sono una fine, al contrario di certi operai brutti e cattivi che offendono certe mammoline della lega, abituate e ben altro linguaggio.

Quella bestemmia del Grande Fratello

Ogni anno cerco di evitare il Grande Fratello, poi succede sempre che mi lascio attirare da Mai dire Grande Fratello dei Gialappa’s e finisco per guardare qualche minuto del programma “serio”, e ogni volta mi stupisco che qualcuno si stupisca di ciò che è oltre ogni stupore, perché è ovviamente ovvio: questi ragazzacci urlano, litigano, si insultano, insomma, sono come dice quel povero sensibilone di Signorini “volgari e maleducati”! E bestemmiano pure! L’unico peccato in televisione che procura l’immediato ostracismo, l’ultimo tabù, e che tabù, io me li immagino tutti questi cattolici praticanti e devoti che si spulciano i video del Grande Fratello in cerca della GRANDE OFFESA!
Ma chi poteva mai immaginare che a rinchiudere in una casa spiata giorno e notte dalle telecamere, un branco di ragazzi e ragazze egocentrici e narcisi, scarsamente acculturati, con problemi comportamentali di vario genere, aizzati in tutti i modi dalla produzione perché si scannino (ma educatamente per favore!)a favore di camera, scappasse qualche parolaccia o qualche intercalare proibito dal signore Iddio, nonché dal signor Canale 5 in persona?
NESSUNO! Oltrettutto siamo solo alla dodicesima edizione, cosa ne sai di che cosa può succedere dopo solo dodici volte che produci lo stesso identico programma, accentuandone ogni volta gli elementi maggiormente conflittuali?
Io capisco che Signorini si scandalizzi! Come è possibile che tali personcine non passino i loro giorni a disquisire che ne so io? Di Filogenesi magari, di matematica per l’economia, o di semiotica medica? Una roba così, insomma.
Quindi tutta la mia solidarietà alla produzione, a Signorini e a quei poveri cattolici che continuano a guardare il Grande Fratello colmi di speranza che un mondo nuovo stia per sorgere, e si trovano inesorabilmente davanti alla solita bestemmia.

La tragedia della Costa Concordia e i disturbi di personalità

Leggendo l’incredibile cronaca del disastro della Costa Concordia non ho potuto fare a meno di chiedermi: ma che persona è questo Capitano Schettino? Uno che mentre la nave di cui è responsabile assieme alla vita di 4200 persone sta affondando riesce ad affermare che è tutto ok? Che tipo di persona è un capitano che abbandona i suoi passeggeri e si mette in salvo in tutta fretta, e poi dichiara con grande facci tosta “ho salvato la vita di migliaia di persone?”
Poi ho visto questa foto:

Francesco Schettino al comando della Concordia

e ho creduto di capire molte cose.
Guardatelo, lui davanti a tutti, in posa con il ricciolino ordinato (sono sicura che passa non poco tempo davanti allo specchio a sistemarsi i boccoli) non mi sorprenderi se fosse convinto di essere bello e pure alto, contro ogni evidenza.
Francesco Schettino è probabilmente un narciso, anzi di più è un narcisista, affetto da quel disturbo narcisistico della personalità, cito da wikipedia ” il cui sintomo principale è un deficit nella capacità di provare empatia verso altri individui. Questa patologia è caratterizzata da una particolare percezione di sé del soggetto definita ‘Sé grandioso’. Comporta un sentimento esagerato della propria importanza e idealizzazione del proprio sé [...] La persona manifesta una forma di egoismo profondo di cui non è di solito consapevole.”

Esistono poi diversi tipi di narcisismo. Dopo questa intuizione ho fatto una ricerca su internet per vedere se a qualcun’altro era venuta in mente la stessa cosa e ho trovato questo articolo.

Il controverso criminologo Francesco Bruno definisce Francesco Schettino “Un narcisista, esibizionista, con un disturbo della personalita’ che lo induce a sopravvalutare le sue capacita’ e a non rendersi conto delle sue responsabilita’.”
Se avete avuto mai la fortuna di avere a che fare con questo tipo di persone, tutta la serie di azioni insensate compiute dal capitano, vi sembreranno tristemente ovvie.
Immaginate se l’impatto con lo scoglio fosse avvenuto proprio mentre il nostro era in posa plastica con tanto di binocolo in mano, come immaginate il seguito? Riuscite a vedere un uomo che riesce a rompere l’incanto della celebrazione di sé, per ammettere di aver fatto un clamoroso errore e mettere in atto tutte le misure necessarie per salvare gli altri?
O come me vedete un uomo che si spolvera la giacca, si risistema i riccioli ed esclama grande tranquillità che “è tutto OK”???
Nelle mie ricerche mi sono anche imbattuta in un forum dedicato al disturbo narcisistico di personalità. Il post si intitola “Schettino, uno di loro!”e cita la dichiarazione del comandante in cui afferma di aver salvato migliaia di vita, quando qualunque altra persona normale SAPREBBE di aver causato la MORTE di molte persone.
Queste persone vivono nella negazione, la realtà non ha importanza, i fatti sono manipolabili, tutto è ammesso purché si salvi l’immagine di sé.
Al momento dell’impatto Schettino ha negato principalmente a sé stesso la gravità della situazione, perché ammetterla avrebbe significato ammettere che LUI aveva commesso un grosso errore, e che l’immagine perfetta che aveva di sé e che pensava di trasmettere agli altri sarebbe irrimediabilmente crollata. Quindi, ha come dilatato il tempo, ha deciso consciamente che fino a quando fosse riuscito a minimizzare la gravità della situazione, la sua immagine sarebbe rimasta intatta. E sono sicura che se non ci fossero state persone SANE vicino a lui, pur di non ammettere che la nave stava affondando l’avrebbe lasciata affondare con tutti i passeggeri dentro e lui sarebbe scappato chissà dove e si sarebbe difeso chissà come, inventando scuse assurde e probabilmente trovandosi comunque delle giustificazioni e persino dei meriti, il famoso “ho salvato migliaia di persone”.

E a questo punto mi sorge spontanea una domanda: nessuno controlla la salute mentale queste persone, che hanno nelle loro mani la vita di tante gente? Ma un controllo serio! Perché Schettino probabilmente è una persona brillante, capace, magari un bravissimo comandante in momenti normali della navigazione, ma se ha agito come ha agito è chiaro per tutti che la sua personalità non è NORMALE, e non è comunque adatta a reggere una tale responsabilità. Come si possono mettere migliaia di passeggeri nelle mani di chi vede solo sé stesso?

Vorrei spostare questo ragionamento anche sulla scuola. Sappiamo benissimo che non esiste nessun tipo di controllo sulla salute mentale degli insegnanti di ogni ordine e grado. Lo stato crede di dover unicamente testare le capacità e le conoscenze di persone che poi avranno la responsabilità di formare migliaia di bambini e di ragazzi.
Risultato?
Di insegnati pazzi ne abbiamo avuto tutti almeno uno. Io ricordo con particolare “affetto” una professoressa pazza, probabilmente affetta dal disturbo sadico di personalità, anche detto sadismo.
La sua routine quotidiana consisteva nel controllare, soggiogare, umiliare, sminuire, terrorizzare tutti i suoi studenti, con una calma e una freddezza assolute. Conosceva tutte le tecniche psicologiche e comportamentali per fare di noi le sue marionette (e non parlo di bambini ma di adulti già laureati) e spesso riusciva anche a metterci gli uni contro gli altri, come animaletti spaventati che per salvarsi schiacciano i vicini.
Abbiamo provato a lamentarci con i suoi superiori (in forma riservatissima per la paura di ritorsioni) ma la risposta è stata per tutti la stessa “è una professionista bravissima, la sua azione formativa è sempre stata un successo, lavorare sodo non ha mai fatto male a nessuno!”.
Ma qui non si tratta di lavorare! Qui si tratta di difendersi da maltrattamenti psicologici svilenti, qui si tratta di aver offerto in un piatto d’argento cibo umano ad una malata di cannibalismo.
Esagero?
Io non credo.
Di insengnanti rimossi per il loro comportamento vergognoso si parla soltanto quando si arriva a casi limite (e soprattutto sessuali, che attirano immediatamente l’attenzione dell’opinione pubblica) ma di tutti quei comportamenti sommersi, attuati da persone DISTURBATE, messe in posizioni di comando e di responsabilità per le quali non sono adatte non si parla quasi mai. E anche quando emergono sono molto difficili da provare, avvengono in luoghi chiusi, le vittime sono spesso bambini e ragazzi la cui credibilità viene messa in discussione, il carnefice gode di un certo rispetto e reputazione.
Meno male che le classi sono navi che affondano solo metaforicamente, perché altrimenti di capitani Schettino ne conosceremmo molti di più.

Caccia al tesoro su Internet

Questa caccia al tesoro su Internet propone una versione moderna dell’antica ricerca sui testi, ed è resa possibilmente più attraente utilizzando la forma del quiz, per stimolare oltre la curiosità anche un pò di sana competizione tra gli studenti.

Si può proporre con un limite di tempo, oppure la gara si interrompe quando la prima squadra ha trovato tutte le riposte. Ma si può anche lasciare liberi gli studenti di “giocare” individualmente.

Per ogni domanda è fornito il sito sul quale trovare la risposta, soluzione per classi con un livello di conoscenza della lingua basso.

In alternativa si possono presentare tutti i siti suggeriti in un elenco separato da quello delle domande, per complicare un po’ le cose.

Quiz su Versailles
versailles

Per rispondere alle domande visita i siti riportati sotto ognuna di esse

1.    La ville de Versailles se trouve à combien de kilomètres de Paris?……………………………………..
trova la riposta qui

2.    Comment s’appellent les habitants de Versailles ?…………………………………………………………
trova la riposta qui (digita Versailles in RECHERCHE)

3.    De quel mot latin vient le mot “Versailles”?………………………………………………………………….
trova la riposta qui

4.    C’était quoi son nom à l’époque de la Révolution ?……………………………………………………….
trova la riposta qui

5.    Quel est le pourcentage d’espaces  verts de la commune de  Versailles……………………………
trova la riposta qui

6.    Dans quelle partie de la ville se trouve le parc du Château de Versailles ? (nord, sud, est, west)
trova la riposta qui (digita Versailles nello spazio per la ricerca)

7.    Dans quelle partie de la ville se trouve la forêt de Versailles ? (nord, sud, est, west)
trova la riposta qui (digita Versailles nello spazio per la ricerca)

8.    Combien de quartiers y a-t-il à Versailles?……………………………
trova la riposta qui

9.    Pourquoi Versailles est très célèbre ? Parce qu’il y a un magnifique………………………………………….
trova la risposta qui

10.    Qui ont été les habitants de cette magnifique résidence?………………………………………………….
trova la riposta qui

Tonia e i gironi danteschi

- Timo?

- Sì, Tonia?

- Che cosa vuol dire la-sci-vì-a?

- LASCìVIA, si dice, lascivia.

- Eh, quello. Che cosa vuol dire?

- Mmm, lussuria. Lo sai che cosa vuol dire lussuria?

- Sì.

- Sicura?

- Sì… quella cosa di amare i beni materiali… no?

- No. Quella cosa di amare troppo il sesso.

- COSA???

- Eh, non c’è bisogno di scandalizzarsi tanto!

- NOOOO, TIMO! Tu non sai che cosa ho fatto io! ADESSO CAPISCO!

- Cosa? Cosa hai fatto?

- Sai che abbiamo fatto Dante quest’anno. E abbiamo fatto un cartellone, abbiamo disegnato i gironi e poi la prof ci ha detto: e adesso scegliete in quale girone secondo voi vi metterebbe Dante. Ceeeeeeeeeeee!

- E tu ti sei messa nel girone dei lussuriosi…

- Ehm, sì…

- Adesso capisco perché i prof quando entravano e guardavano il cartellone, tutti, TUTTI a chiedere: Tonia, ma perché ti sei messa proprio lì?

- E tu?

- E io, eh!

- Come eh?

- Tipo per dire, è chiaro, no? è logico, cosa c’è da spiegare?

- Ma è chiaro cosa?

- CHE AMO IL LUSSO!

- Forse sarà il caso di riparlarci con i tuoi professori…

Racconto di Natale 2, agnelli con teste d’asino.

- E comunque è omosessuale.
- Antonello è gay?
- Eja mamma, ti ha detto omosessuale? Cosa gli chiedi se è gay?
- Ma lo prende o lo da?
- MAMMA! Smettila di bere, fai il favore.
- Elena, mì che non sto bevendo, e cmq sono affari suoi.
- Scusa Elio, ehm…
- Dimmi, Timotea.
- E chi sarebbe questo Antonello che è omogay?
- Mio fratello.
- Tuo fratello??? Tuo fratello è gay …
- O bisessuale.
- … e tu introduci così l’argomento, davanti ai tuoi futuri suoceri, durante la cena di Natale…
- Guarda, Timotea che non c’è niente di male.
- E lo so che non c’è niente di male.
- Sono scelte che uno fa, io di certo non ho scelto di farmela con le donne!
- Mamma, siamo esseri umani e siamo attratti da altri esseri umani, maschi o femmine.
- A me i maschi non mi attraggono!
- Eja, papà. Stiamo dicendo per dire, magari nella vita non si sa mai…
- E lo avete sentito di quello che se la faceva con il cane? Lo hanno detto in TV.
- Mamma! Che cosa c’entra… quelle sono perversioni.
- Capirai la novità. Perché i pastori non se la fanno con le pecore?
- Papà…
- Sì, sì, è vero, ci sono anche le prove. Qui era nato un agnellino con la faccia di un bambino.
- MA QUESTE SONO STUPIDAGGINI!
- Stupidaggini? Diglielo, nonno Pietro, diglielo ad Elena di quell’agnellino.
- Eja, è vero!
- Ecco Elio, un po’ non ti sei pentito di aver introdotto l’argomento?
- In effetti, Timo, un pochino…
- E CI SONO ANCHE BAMBINI CHE NASCONO CON DUE TESTE!

Racconto di Natale, zia Pietrina e il nuovo parroco.

- Cosa c’è, Zia Pietrina? Ti vedo abbattuta… proprio il giorno di Natale…
- Oja, tocca, Timotea. Sono andata a messa stamattina, e ho sentito proprio una bella omelia!
- Perché, non era bella?
- Eja, molto… il prete ha detto: “tutti abbiamo un ruolo su questa terra, il medico cura, l’insegnante serve a insegnare e anche io servo per esempio a seppellirvi!” E io ho detto ITA CHI NO DDU CODDANT!
- ZIA! Proprio così hai detto? Davanti a tutti?
- E che cosa credi che stavano facendo gli altri? Tié, tutti le corna gli hanno fatto e ce lo hanno mandato affanculo! Mì un casino in tutta la chiesa!
- Eh però, poverino, appena arrivato.
- Poverino??? Quello se non sta attento lo seppelliamo noi, prima.

L’inglese: una lingua di nessuno e di nessun luogo.

So che il titolo di questo post potrebbe sembrare provocatorio, o anche ironico, ma non lo è.
Questo titolo vuole rispondere ad una domanda che mi faccio spesso, come insegnante di inglese: hanno senso le lezioni di cultura e civiltà, quando si insegna l’inglese?
Leggo spesso nei libri di didattica che non si può separare la lingua dalla cultura del paese che la parla, che la lingua veicola cultura sempre e comunque e che quindi non c’è scampo alle lezioni di cultura e civiltà in un corso di lingua che si voglia dire tale.
Posso dire un’eresia? A me delle lezioni di cultura e civiltà non mi è mai interessato una pippa. Vuoi studiare francese? Beccati l’elenco delle regioni della Francia, compresa di dipartimenti e territori d’oltremare con relative capitali, numero di abitanti e produzioni locali.
Mi scusi prof ma il tempo che ci metto a memorizzare la capitale dell’Alvernia più le altre 27, non lo potrei utilizzare facendo qualcosa di non dico più utile, perché sarebbe offendere le sue ponderatissime scelte, ma almeno di più PIACEVOLE? Devo aspettare alla prossima settimana con Gargantua e Pantagruel in francese del ’500? Non vedo l’ora…
Ricordo con affetto (eh!) la mia prof di francese della SSIS, la quale, pensando di aprire un dibattito critico, e di mostrarsi aperta all’idea di un cambiamento delle pratiche didattiche nei licei italiani ci chiese:
voi futuri professori di francese insegnerete quale letteratura e in che modo?
Io risposi: nessuna letteratura.

Ma se non insegni la letteratura, che cosa insegni??? Si scandalizzo lei, nel suo perfetto francese di parlante nativa stracccolta, che faceva impallidire il mio balbettio di parlante non nativa, obbligata a imparare il francese per commentare Gargantua e Pantagruel nella versione originale.

La lingua, dissi io, tenendo brevi le mie risposte per evitare di accumulare errori, perlomeno di sintassi.

Bof, sbuffò lei come fanno i francesi quando sono irritati e altre tremila cose (insomma non so se lo avete notato ma i francesi sbuffano sempre e inspirano talmente forte che al mio primo soggiorno in Francia, mi spaventavo in continuazione, temendo che fosse successo qualcosa di grave fuori dalla mia visuale) sentiamo cosa ne pensano i tuoi colleghi futuri professori di francese: vero che nessuno di voi è d’accordo con la quantomeno bizzarra affermazione della vostra collega?
I miei esimi colleghi, sgranarono gli occhi e sbuffarono pure loro, fingendo di aver assimilato la cultura francese fino in fondo ai polmoni, e si esibirono in risposte ancora più brevi delle mie, mais non, absolument pas, mais la littérature est la littérature… seguendo pedissequamente pure loro la regola del meno parli, meno sbagli, regola principale di tutti quelli che hanno studiato le lingue straniere nelle università italiane.

Ora lo so che voi state pensando che io sia una poveraccia ignorante che non ha capito il senso profondo dello studio di una lingua, che è quello di acquisire uno strumento di accesso ad un’altra Weltanschaung… eja, lo sono. Ma se mai si dovesse verificare un vostro improbabile soggiorno in Sardegna per imparare il sardo, ci penserò io a allietarvi con i soprannomi degli antenati dei miei vicini, e con tutte le varianti per dire cestinetto.
Ma passi il francese, che è pur sempre la lingua di un popolo preciso (a parte tutte quelle aggiuntine che si sono guadagnati qua e là nei secoli e non con la campagna punti) su quale cultura e civiltà, nonché inciviltà, mi devo basare quando il mio destino è quello di insegnare l’inglese?
Il Big Ben, Trafalgar Square, Buckingham Palace… lo confesso, anche io ho peccato!
Ho fatto una lezione su Londra e poi per riequilibrare una su Miami, ma poi ho dovuto menzionare l’Australia e come lasciare fuori il Canada, e forse che l’Irlanda è meno importante? Passo il tempo a ripercorrere i continenti e intanto mi chiedo? Ma l’inglese la lingua di chi è? Quale cultura veicola? E quale accento dovrei privilegiare? E quale variante scegliere? E se anche ne scegliessi una, in quale modo potrei non dico far raggiungere ma nemmeno far avvicinare i miei alunni allo standard prescelto?
La risposta a queste domande sta appunto nel titolo del post: l’inglese è la lingua di nessuno e di nessun luogo, ovvero l’inglese è una lingua internazionale.
Essere una lingua internazionale sarà pure prestigioso, ma si paga, principalmente in due modi:
- la lingua si deculturalizza, cioè lo studio dell’inglese non è più legato allo studio della cultura britannica, americana, etc, ma diventa più semplicemente uno strumento di comunicazione internazionale.
- il cambiamento, quante più persone parlano una lingua e tanto più lontane sono dal paese in cui è nata questa lingua, tanto maggiore sarà la variabilità linguistica della sua pronuncia, del suo lessico, della sua grammatica, spostando di molto i limiti della correttezza.
Pensate che addirittura si parla di una nuova variante dell’inglese che sarebbe l’Euro-English, la variante dell’inglese parlato e compreso dagli europei, ovviamente non parlanti nativi. L’Euro-English è nato in un contesto in cui lo scopo principale della lingua è capirsi, veicolando la propria cultura non quella dei paesi che parlano inglese. Per favorire questo scopo ha inglobato in sé strutture e termini delle altre lingue europee (ad es. Shengen flights), ha semplificato la grammatica e sta producendo delle pronunce alternative che potrebbero un giorno affermarsi come allofoniche dei fonemi originali (vedi il -th sordo e sonoro pronunciato t o d da molti italiani e s/z da molti francesi e tedeschi).
È palese che a questo punto anche la didattica va ripensata in direzione dell’internazionalità della lingua inglese, ed è lecito che gli insegnanti si pongano la domanda: perché i miei alunni stanno imparando l’inglese? Per bere il tè delle cinque con la regina Elisabetta o per qualcos’altro?
Per me capire e farsi capire nella più ampia varietà di contesti resta il fine ultimo dell’insegnamento di ogni lingua, ancora di più dell’inglese lingua internazionale e quindi mi perdonerete se le contee scozzesi io quest’anno le salto!

Do or make?

Do o make?

(Per esercizi, grammatica, lezioni, materiale, video, canzoni visitate il mio sito.)

Questi due verbi do e make possono causare delle difficoltà, in quanto entrambi significano “fare”, ma non sono interscambiabili.

Vediamo quando usare l’uno e quando usare l’altro.

Usiamo do

  1. quando si intende “fare in generale”
    • He did a very strange thing.
  2. quando nella frase ci sono something, nothing, anything, evrything
    • Do something!
    • I like doing nothing!

Usiamo make

  1. Quando parliamo di costruire, creare
    • My father and I made a boat.
    • I make wooden lamps.

Tuttavia, esistono espressionida imparare a memoria poiché non esiste una regola precisa.

do make
  • an exercise
  • business
  • the cleaning
  • the cooking
  • homework
  • housework
  • the ironing
  • the shopping
  • the washing
  • the washing-up
  • someone a favour
  • one’s best
  • an appointment
  • a bed
  • a complaint
  • a decision
  • an effort
  • friends
  • a journey/trip
  • a mistake
  • money
  • a phone call
  • plans
  • progress

Esercizio su do e make

Inglese: tutto quello che avreste sempre voluto e i vostri prof non vi hanno mai dato 3.

Continua la serie dei post sul principio didattico di molti professori di lingue che recita “di meno è di più”, e che, come già scritto si traduce nella pratica in una serie di divieti e rinunce, che danneggiano sia gli insegnanti, sia gli studenti (soprattutto quelli più volenterosi che paradossalmente vengono tacciati di pigrizia da tali prof modernisti).
Dopo aver scritto del divieto di utilizzare il dizionario bilingue, la lingua materna in classe, e del totale rifiuto di fornire supporti audio in loro esclusivo possesso, oggi vi parlerò di quelli che vi vogliono privare dei sottotitoli in italiano e si ostinano a farvi vedere i film in lingua originale preferibilmente senza sottotitoli, e se proprio si vogliono sprecare, con i sottotitoli OVVIAMENTE in inglese.
Parlo ancora una volta di quei prof modernisti, che hanno deciso di rompere con la tradizione e che spesso rompono e basta, visto che non basano le loro scelte su una consapevolezza seria di ciò che vogliono ottenere e riescono a ottenere con i loro metodi, ma semplicemente credono che andando contro tutto quello che si faceva “prima”, stanno sicuramente facendovi del bene.
Partiamo con l’infrangere qualche tabù modernista: vedere un intero film in lingua originale a scuola durante le scarse ore dedicate alle lingue può essere uno spreco di tempo, inoltre passarle a non capire un cacchio, oltre a essere doloroso per le orecchie e terrificante per l’autostima, non aiuta a imparare di più ed è utile solo a far perdere anche le ultime speranze.
Eppure io difendo i film in lingua originale a scuola (MA con i sottotitoli in italiano) rischiando di perdere ore del mio preziosissimo tempo, per due motivi che sono per me più che buoni:
1. Mostrare a chi conosce solo il doppiaggio, che gli attori americani NON recitano in italiano;
2. Abituare i ragazzi (visto che la nostra televisione li vuole abituare al contrario) a leggere i sottotitoli in italiano per capire le trasmissioni straniere, in qualsiasi lingua esse siano, perché le orecchie dei monolingui hanno estremo bisogno di entrare in contatto con altri suoni.
Ma se i vostri prof si ostinano a farvi vedere i film senza sottotitoli o con i sottotitoli in inglese, quando il vostro livello non vi permetterebbe di seguire nemmeno i sottotitoli di happy birthday to you, mandateli a studiare in Siberia, non prima però di avergli fatto studiare il russo ascoltando i discorsi di Gorbacev, con i sottotitoli in cirillico, ma anche senza.