Sara Scazzi è morta

Uccisa dalla zio.

Sono caduta anche io nella trappola di Internet. Ho immaginato una ragazzina persa nei meandri delle identità segrete, che si sentiva grande prima dell’ora, che nessuno controllova abbastanza.

Invece, è successo quello che le statistiche dicono con forza, ma che nessuno vuole sentire: il vero pericolo per le donne è molto vicino, e per nulla virtuale, il pericolo molto spesso risiede a fianco della vittima, nella sua famiglia, nella cerchia delle amicizie.

Sara aveva rivelato la violenza dello zio alla cugina. Perché solo a lei? Perché non urlarlo al mondo, perché non farlo sapere a tutti? Forse aveva paura di non essere creduta e del fango che queste storia buttano addosso alle vittime, più che ai carnefici (Rignano Flaminio docet).

Quello che bisogna insegnare ai bambini è che non bisogna avere paura. In questi casi, un silenzio di troppo può costare la vita. Insegnamo ai nostri bambini che certe cose non vanno confidate, non sono segreti vergognosi, ma sono verità pesanti che vanno urlate, e che noi li proteggeremo comunque anche dalle più vili conseguenze.

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