La tragedia della Costa Concordia e i disturbi di personalità

Leggendo l’incredibile cronaca del disastro della Costa Concordia non ho potuto fare a meno di chiedermi: ma che persona è questo Capitano Schettino? Uno che mentre la nave di cui è responsabile assieme alla vita di 4200 persone sta affondando riesce ad affermare che è tutto ok? Che tipo di persona è un capitano che abbandona i suoi passeggeri e si mette in salvo in tutta fretta, e poi dichiara con grande facci tosta “ho salvato la vita di migliaia di persone?”
Poi ho visto questa foto:

Francesco Schettino al comando della Concordia

e ho creduto di capire molte cose.
Guardatelo, lui davanti a tutti, in posa con il ricciolino ordinato (sono sicura che passa non poco tempo davanti allo specchio a sistemarsi i boccoli) non mi sorprenderi se fosse convinto di essere bello e pure alto, contro ogni evidenza.
Francesco Schettino è probabilmente un narciso, anzi di più è un narcisista, affetto da quel disturbo narcisistico della personalità, cito da wikipedia ” il cui sintomo principale è un deficit nella capacità di provare empatia verso altri individui. Questa patologia è caratterizzata da una particolare percezione di sé del soggetto definita ‘Sé grandioso’. Comporta un sentimento esagerato della propria importanza e idealizzazione del proprio sé […] La persona manifesta una forma di egoismo profondo di cui non è di solito consapevole.”

Esistono poi diversi tipi di narcisismo. Dopo questa intuizione ho fatto una ricerca su internet per vedere se a qualcun’altro era venuta in mente la stessa cosa e ho trovato questo articolo.

Il controverso criminologo Francesco Bruno definisce Francesco Schettino “Un narcisista, esibizionista, con un disturbo della personalita’ che lo induce a sopravvalutare le sue capacita’ e a non rendersi conto delle sue responsabilita’.”
Se avete avuto mai la fortuna di avere a che fare con questo tipo di persone, tutta la serie di azioni insensate compiute dal capitano, vi sembreranno tristemente ovvie.
Immaginate se l’impatto con lo scoglio fosse avvenuto proprio mentre il nostro era in posa plastica con tanto di binocolo in mano, come immaginate il seguito? Riuscite a vedere un uomo che riesce a rompere l’incanto della celebrazione di sé, per ammettere di aver fatto un clamoroso errore e mettere in atto tutte le misure necessarie per salvare gli altri?
O come me vedete un uomo che si spolvera la giacca, si risistema i riccioli ed esclama grande tranquillità che “è tutto OK”???
Nelle mie ricerche mi sono anche imbattuta in un forum dedicato al disturbo narcisistico di personalità. Il post si intitola “Schettino, uno di loro!”e cita la dichiarazione del comandante in cui afferma di aver salvato migliaia di vita, quando qualunque altra persona normale SAPREBBE di aver causato la MORTE di molte persone.
Queste persone vivono nella negazione, la realtà non ha importanza, i fatti sono manipolabili, tutto è ammesso purché si salvi l’immagine di sé.
Al momento dell’impatto Schettino ha negato principalmente a sé stesso la gravità della situazione, perché ammetterla avrebbe significato ammettere che LUI aveva commesso un grosso errore, e che l’immagine perfetta che aveva di sé e che pensava di trasmettere agli altri sarebbe irrimediabilmente crollata. Quindi, ha come dilatato il tempo, ha deciso consciamente che fino a quando fosse riuscito a minimizzare la gravità della situazione, la sua immagine sarebbe rimasta intatta. E sono sicura che se non ci fossero state persone SANE vicino a lui, pur di non ammettere che la nave stava affondando l’avrebbe lasciata affondare con tutti i passeggeri dentro e lui sarebbe scappato chissà dove e si sarebbe difeso chissà come, inventando scuse assurde e probabilmente trovandosi comunque delle giustificazioni e persino dei meriti, il famoso “ho salvato migliaia di persone”.

E a questo punto mi sorge spontanea una domanda: nessuno controlla la salute mentale queste persone, che hanno nelle loro mani la vita di tante gente? Ma un controllo serio! Perché Schettino probabilmente è una persona brillante, capace, magari un bravissimo comandante in momenti normali della navigazione, ma se ha agito come ha agito è chiaro per tutti che la sua personalità non è NORMALE, e non è comunque adatta a reggere una tale responsabilità. Come si possono mettere migliaia di passeggeri nelle mani di chi vede solo sé stesso?

Vorrei spostare questo ragionamento anche sulla scuola. Sappiamo benissimo che non esiste nessun tipo di controllo sulla salute mentale degli insegnanti di ogni ordine e grado. Lo stato crede di dover unicamente testare le capacità e le conoscenze di persone che poi avranno la responsabilità di formare migliaia di bambini e di ragazzi.
Risultato?
Di insegnati pazzi ne abbiamo avuto tutti almeno uno. Io ricordo con particolare “affetto” una professoressa pazza, probabilmente affetta dal disturbo sadico di personalità, anche detto sadismo.
La sua routine quotidiana consisteva nel controllare, soggiogare, umiliare, sminuire, terrorizzare tutti i suoi studenti, con una calma e una freddezza assolute. Conosceva tutte le tecniche psicologiche e comportamentali per fare di noi le sue marionette (e non parlo di bambini ma di adulti già laureati) e spesso riusciva anche a metterci gli uni contro gli altri, come animaletti spaventati che per salvarsi schiacciano i vicini.
Abbiamo provato a lamentarci con i suoi superiori (in forma riservatissima per la paura di ritorsioni) ma la risposta è stata per tutti la stessa “è una professionista bravissima, la sua azione formativa è sempre stata un successo, lavorare sodo non ha mai fatto male a nessuno!”.
Ma qui non si tratta di lavorare! Qui si tratta di difendersi da maltrattamenti psicologici svilenti, qui si tratta di aver offerto in un piatto d’argento cibo umano ad una malata di cannibalismo.
Esagero?
Io non credo.
Di insengnanti rimossi per il loro comportamento vergognoso si parla soltanto quando si arriva a casi limite (e soprattutto sessuali, che attirano immediatamente l’attenzione dell’opinione pubblica) ma di tutti quei comportamenti sommersi, attuati da persone DISTURBATE, messe in posizioni di comando e di responsabilità per le quali non sono adatte non si parla quasi mai. E anche quando emergono sono molto difficili da provare, avvengono in luoghi chiusi, le vittime sono spesso bambini e ragazzi la cui credibilità viene messa in discussione, il carnefice gode di un certo rispetto e reputazione.
Meno male che le classi sono navi che affondano solo metaforicamente, perché altrimenti di capitani Schettino ne conosceremmo molti di più.

Caccia al tesoro su Internet

Questa caccia al tesoro su Internet propone una versione moderna dell’antica ricerca sui testi, ed è resa possibilmente più attraente utilizzando la forma del quiz, per stimolare oltre la curiosità anche un pò di sana competizione tra gli studenti.

Si può proporre con un limite di tempo, oppure la gara si interrompe quando la prima squadra ha trovato tutte le riposte. Ma si può anche lasciare liberi gli studenti di “giocare” individualmente.

Per ogni domanda è fornito il sito sul quale trovare la risposta, soluzione per classi con un livello di conoscenza della lingua basso.

In alternativa si possono presentare tutti i siti suggeriti in un elenco separato da quello delle domande, per complicare un po’ le cose.

Quiz su Versailles
versailles

Per rispondere alle domande visita i siti riportati sotto ognuna di esse

1.    La ville de Versailles se trouve à combien de kilomètres de Paris?……………………………………..
trova la riposta qui

2.    Comment s’appellent les habitants de Versailles ?…………………………………………………………
trova la riposta qui (digita Versailles in RECHERCHE)

3.    De quel mot latin vient le mot “Versailles”?………………………………………………………………….
trova la riposta qui

4.    C’était quoi son nom à l’époque de la Révolution ?……………………………………………………….
trova la riposta qui

5.    Quel est le pourcentage d’espaces  verts de la commune de  Versailles……………………………
trova la riposta qui

6.    Dans quelle partie de la ville se trouve le parc du Château de Versailles ? (nord, sud, est, west)
trova la riposta qui (digita Versailles nello spazio per la ricerca)

7.    Dans quelle partie de la ville se trouve la forêt de Versailles ? (nord, sud, est, west)
trova la riposta qui (digita Versailles nello spazio per la ricerca)

8.    Combien de quartiers y a-t-il à Versailles?……………………………
trova la riposta qui

9.    Pourquoi Versailles est très célèbre ? Parce qu’il y a un magnifique………………………………………….
trova la risposta qui

10.    Qui ont été les habitants de cette magnifique résidence?………………………………………………….
trova la riposta qui

Inglese: tutto quello che avreste sempre voluto e i vostri prof non vi hanno mai dato 3.

Continua la serie dei post sul principio didattico di molti professori di lingue che recita “di meno è di più”, e che, come già scritto si traduce nella pratica in una serie di divieti e rinunce, che danneggiano sia gli insegnanti, sia gli studenti (soprattutto quelli più volenterosi che paradossalmente vengono tacciati di pigrizia da tali prof modernisti).
Dopo aver scritto del divieto di utilizzare il dizionario bilingue, la lingua materna in classe, e del totale rifiuto di fornire supporti audio in loro esclusivo possesso, oggi vi parlerò di quelli che vi vogliono privare dei sottotitoli in italiano e si ostinano a farvi vedere i film in lingua originale preferibilmente senza sottotitoli, e se proprio si vogliono sprecare, con i sottotitoli OVVIAMENTE in inglese.
Parlo ancora una volta di quei prof modernisti, che hanno deciso di rompere con la tradizione e che spesso rompono e basta, visto che non basano le loro scelte su una consapevolezza seria di ciò che vogliono ottenere e riescono a ottenere con i loro metodi, ma semplicemente credono che andando contro tutto quello che si faceva “prima”, stanno sicuramente facendovi del bene.
Partiamo con l’infrangere qualche tabù modernista: vedere un intero film in lingua originale a scuola durante le scarse ore dedicate alle lingue può essere uno spreco di tempo, inoltre passarle a non capire un cacchio, oltre a essere doloroso per le orecchie e terrificante per l’autostima, non aiuta a imparare di più ed è utile solo a far perdere anche le ultime speranze.
Eppure io difendo i film in lingua originale a scuola (MA con i sottotitoli in italiano) rischiando di perdere ore del mio preziosissimo tempo, per due motivi che sono per me più che buoni:
1. Mostrare a chi conosce solo il doppiaggio, che gli attori americani NON recitano in italiano;
2. Abituare i ragazzi (visto che la nostra televisione li vuole abituare al contrario) a leggere i sottotitoli in italiano per capire le trasmissioni straniere, in qualsiasi lingua esse siano, perché le orecchie dei monolingui hanno estremo bisogno di entrare in contatto con altri suoni.
Ma se i vostri prof si ostinano a farvi vedere i film senza sottotitoli o con i sottotitoli in inglese, quando il vostro livello non vi permetterebbe di seguire nemmeno i sottotitoli di happy birthday to you, mandateli a studiare in Siberia, non prima però di avergli fatto studiare il russo ascoltando i discorsi di Gorbacev, con i sottotitoli in cirillico, ma anche senza.

La lingua madre, quel demone dentro di voi.

Come ho scritto in un post di qualche giorno fa, i prof di inglese modernisti, detestano tutto quello che non è inglese. In quest’altro post potete leggere alcune delle loro ragioni.
Il loro accanimento può spingersi fino al punto da farvi temere di essere veramente abitati da uno spirito maligno, che alberga dentro di voi con l’unico scopo di far fallire tutti gli sforzi del vostro prof-esorcista: la vostra lingua madre.
Tra i campioni del metodo di meno è di più, che trovate descritto sempre nei suddetti post, annoveriamo i prof di inglese, di lingua madre inglese che insegnano in Inghilterra. Sono loro, credo, i maggiori esorcisti-anti-lingua-madre-che-non-sia-l’inglese del nostro pianeta.
La formazione di questi sacerdoti dell’inglese avviene probabilmente in corsi durante i quali tutte le interferenze linguistiche vengono sanzionate con terribili punizioni corporali, non si spiegherebbe altrimenti l’ inflessibilità con cui applicano la regole del di meno è di più, nonostante siano costretti ai più impervi equilibrismi linguistici . Ma, voi direte, se sono inglesi, di quali interferenze linguistiche potrebbero cadere vittime?
Vi racconto un episodio della mia lunga esistenza di disperata apprendente di lingue straniere abitata da una pervicace lingua materna, alle prese con uno dei tanti prof-esorcisti, disseminati per il territorio britannico.
Avevo pochi anni di studio dell’inglese e mi trovavo a Londra, per un corso di lingua estivo. Essendo io una studentessa italiana, grammatica e comprensione del testo mi facevano un baffo, per cui superai il test SCRITTO di ingresso con una votazione drammaticamente superiore al mio reale livello di conoscenza della lingua orale. Nessuno si preoccupò di testare il mio inglese parlato, dando per scontato che la conoscenza dei passati irregolari spalanchi le porte di un corso intermedio-avanzato.
Inutile dire che ero la palla al piede della classe, e che, per non rallentare ancora di più le lezioni, cercavo di cavarmela aiutandomi con il mio mini-dizionario salva vita bilingue italiano/inglese, inglese/italiano. E stava andando tutto bene, fino a quando il mio prof-esorcista non si accorse della presenza di questo oggetto del demonio nel suo sacro regno, e mi intimò di farlo sparire al più presto, prima che lo incenerisse lui personalmente, con il solo potere dello sguardo.
– Mia cara, mi disse dopo aver ritrovato la calma e essersi assicurato che il libriccino maligno fosse veramente sparito, se non capisci una parola, basta che me lo dici, e io te la spiego!
– In inglese?
– IN INGLESE, OVVIAMENTE, IN INGLESE, mia cara, piccola miscredente, che cosa credi che ci stia a fare io qui?
Far cambiare idea a certi personaggi è più che difficile, è semplicemente impossibile, perché essi possiedono qualcosa che a noi purtroppo manca, e non solo una lingua abituata al th dalla nascita, loro possiedono LA FEDE, che consiste ,come dice Bertrand Russell, “in una convinzione che non tentenna di fronte ad evidenze contrarie.”
E quali sono queste evidenze contrarie? Lo avete mai visto uno di questi teacher sudare e gesticolare come un pazzo nel tentativo di spiegarvi un vocabolo che non conoscete? Può passare minuti del preziosissimo tempo pagato ORO da tutti i corsisti (che loro tra l’altro la sanno dalla seconda elementare quella parola, perché nelle loro nazioni l’inglese si insegna seriamente) esibendosi in virtuosismi linguistici e interpretativi, disegnando alla lavagna schemi, sciorinando titoli di canzoni, poesie, film, arrampicandosi sugli impervi terreni dei sinonimi e dei contrari, e sempre con sulla faccia quello sguardo fiducioso di chi SA che all’improvviso la tua mente si illuminerà e tu finalmente capirai, e chi i suoi sforzi non saranno stati vani. E tu cosa fai? Continui a non capire! Ti ostini, e i tuoi colleghi vorrebbero ammazzarti, siamo solo alla prima riga del secondo esercizio e tu hai già chiesto il significato di TRE parole, e se andiamo avanti di questo passo, non arriveremo nemmeno alla terza frase prima della fine della lezione.
Torniamo al mio corso estivo intermedio avanzato a Londra. La parola incriminata era “witness” (please non giudicate ho fatto il classico io!) ricordo che un’altra parola che tornava ostinatamente nella spiegazione del mio prof-esorcista era “trial”, ma a me poco diceva una, e niente diceva l’altra. E in più erano mischiate in una valanga di altre parole incomprensibili, di gesti sempre più convulsi, di imitazioni, che oggi credo che fossero quelle di un giudice britannico, rigido e imparruccato.
A fianco a me una bella ragazza francese mordeva la penna nervosamente, ma alé uh là là, ma cette fille non capisc propr nient! Spazientita si volta verso di me e mi sussura: témoin.
Finalmente il mio viso si illumina dell’espressione tanto attesa e abbandona quella di totale idiota senza speranza che aveva assunto con rassegnazione fino a quel momento. Il mio prof-esorcista (ignaro di ospitare nella sua classe une diablesse travestita da bella parigina) si illumina di sollievo e i miei compagni ritrovano la posizione seduta, dopo essere scivolati quasi fino a terra per l’esasperazione.
Tutto qui? “Testimone” vuol dire? Che se me lo cercavo da sola ci mettevo 30 secondi e si andava avanti! E adesso invece come la mettiamo? Vale la traduzione in francese? Oppure per colpa di questa interferenza la parola “witness” sarà per sempre espulsa dal mio vocabolario attivo? A voi non sembra un’emerita stupidaggine che tentenna, e non solo, di fronte ad evidenze contrarie? Ecco se avete la fede, come dice Russell quando l’evidenza contraria fa sorgere dubbi, “riterrete virtuoso credere di doverli sopprimere.”
Ma ciò che rende questa situazione ancora più paradossale è quello che appresi qualche tempo dopo, in uno di quei locali in cui la sera dopo i corsi si incontrano liberamente studenti e professori. Il mio inflessibile prof parlava perfettamente sei lingue tra cui l’italiano, e le usava con maestria per conversare amabilmente soprattutto con le ragazze carine di tutti i continenti.
Questa sua sorprendente abilità acquisita in anni di soggiorni all’estero come insegnante di inglese, questo dono di Dio, questo strumento che lo avrebbe potuto rendere il nostro prof magico, che ci avrebbe potuto aiutare a velocizzare a sciogliere i nodi e a progredire velocemente nel nostro apprendimento, quest’uomo che poteva trasformare le sue lezioni in occasioni uniche di scambio e di condivisione di lingue diverse, tra l’altro caso rarissimo per uno nato in Inghilterra, aveva deciso per atto di fede, che il suo molto di più era in realtà un molto di meno, e che in presenza dei suoi apprendenti si sarebbe trasformato in un perfetto monolingue, ovvero si sarebbe mutilato delle sue altre abilità linguistiche. Salvo poi tirarle fuori a sorpresa per abbordare nei bar!

Le ragioni dei vostri prof quando vi strappano dalle mani il vostro amato dizionario bilingue.

Una delle ragioni per le quali i vostri prof di lingua preferirebbero vedervi morti, piuttosto che farvi usare un dizionario bilingue risale a molto, molto tempo fa.
Dovete sapere che molto, molto tempo fa (ma in alcune scuole dove non sono ancora approdati i prof modernisti anche oggi) si insegnavano le lingue moderne come le lingue classiche. Se il metodo aveva sempre funzionato per il latino e il greco, perché non doveva funzionare per l’inglese e il fancese?
Non funzionò, come era prevedibile, ma dovettero passare decenni perché qualcuno cominciasse a mettersi il problema di come mai insegnando la grammatica in modo sistematico, obbligando gli alunni ad imparare a memoria estenuanti liste di vocaboli e a tradurre difficili testi letterari, questi si ostinassero a non imparare a parlare! Ci si rese conto che anche insultando la loro scarsa intelligenza e paventando terribili punizioni, la situazione non cambiava e qualcuno, sicuramente tirato su con questi metodi, decise di ribellarsi, e quello che successe dopo fu il capovolgimento del sistema.
Ecco che, se con il metodo grammatico-traduttivo lo strumento privilegiato di apprendimento era il dizionario bilingue, con il metodo diretto esso diviene il nemico numero uno, insieme alla lingua degli apprendenti. E’ come se un mostro albergasse dentro di voi, e vi volesse impedire di imparare qualcosa di nuovo.

Tuttavia, nelle nostre scuole, soprattutto nei licei, perdura l’uso di insegnare la lingua attraverso i testi letterari, e mica robetta da niente, Beowulf, Shakespeare, per citarvi i più facili.
Allora, riassumiamo, mi vuoi insegnare a parlare l’inglese, vuoi che io dimentichi di essere italiano, e come lo fai? CON UN TESTO IN INGLESE DEL 1600??? E NEMMENO VUOI CHE USI IL DIZIONARIO?
Ah belli miei, facile fare la rivoluzione a metà.
Forse non ve ne siete accorti, ma siete ancora fermi a qualche secolo fa, e l’unica cosa che vi distingue dai prof di latino è solo qualche stupido divieto, che vi fa sentire tanto innovativi!

Inglese: tutto quello che avreste sempre voluto e i vostri prof non vi hanno mai dato.

Nella didattica delle lingue esiste una regola non scritta ma che viene ormai tramandata da generazioni di professori modernisti, ovvero: di meno è di più.
Ci sono certe intuizioni che vi vengono sin da piccoli, ma che si scontrano con la pratica e le convizioni granitiche di quelli più grandi di voi, e in questo caso di quelli più grandi di voi e pure responsabili della vostra formazione. Per cui o vi rassegnate e continuate a essere fedeli alle vostre intuizioni di bambini, ma in silenzio, e aspettate di crescere per scrivere la vosta invettiva in un blog come questo, oppure ve le dimenticate e vi conformate e, se diventate insegnanti di lingue, perpetuate la sacra regola non scritta del “di meno è di più”, ingrossando le fila di quei professori che piuttosto che farvi usare un dizionario tascabile bilingue per trovare l’equivalente inglese di “aiuto!” preferirebbero vedervi affogare nelle acque del Tamigi trascinati sotto dal peso di un enorme vocabolario monolingue, possibilmente enciclopedico.
In questo caso specifico il “di meno” che vi offrono spacciandolo per un “di più” è che è molto meglio un dizionario monolingue in cui trovate solo parole inglesi di un vocabolario bilingue in cui ci trovate anche il corrispettivo in italiano, in alcuni casi arrivano persino a dirvi che è molto meglio SENZA NESSUN vocabolario… che dovete usare il vostro intuito, che dovete attivare tutte le VOSTRE risorse, anche quando siete a livello 00 di lingua, come chiedere ad un barbone di comprarsi la casa, frugandosi nelle tasche alla ricerca degli spiccioli che sfuggono tra le pieghe.
Ciò che risulta ancora più paradossale è che vi allungano con indifferenza dei testi che sono non leggermente al dissopra delle vostre possibilità, ma così impossibili che al solo posarci lo sguardo sopra vi scorre tutta la vostra vita davantie siete voi a desiderare di essere inghiottiti dalle acque Tamigi.
Ecco, però vi dicono con aria serafica, che non è importante che voi capiate tutto quello che c’è scritto, NO stupidini, basta che capiate L’ESSENZIALE. L’essenziale, parola magica. Che magari per un attimo vi farà sentire sollevati, ma giusto per un attimo, perché subito dopo vi viene spontanea una domanda: ma esattamente come si fa a capire che cosa non è essenziale, senza capirlo?
Ma poi, se non è essenziale capire tutto, perché sotto al testo mi hai messo 20 domande di… COMPRENSIONE??? Mettimi uno schema circolare di unisci i puntini e scopri il voto che prenderai alla fine del test e facciamo prima.
– Prof, mi scusi, provate voi mentre tirate fuori dallo zaino un mini dizionario salva-vita italiano/inglese inglese/italiano, io sentirei l’esigenza di un auitino… anche di uno piccolino…
– UARRGGHHH
Il vostro prof ruggisce, poi avvicinandosi a voi con aria minacciosa abbassa la voce e vi chiede:
– Lo sai che cosa ti succederà se aprirai dico una ma solo UNA di quelle pagine figlie del demonio???
– Ehm, farfugliate voi, che che co-co-cosa?
– Che MAI E POI MAI E MAI MAI MAI imparerai una SOLA PAROLA di inglese.
– Guardi mi rassegno, tanto anche così… vede lo sto aprendo…
– NO! Se proprio devi… prendi questo. Oxford English Dictionary, 2000 pagine, 450 bilioni di lemmi, aggiornato a ieri mattina, QUESTO E’ UN DIZIONARIO.
– Capisco il suo punto di vista prof, ne avrà pure un triliardo di lemmi, ma sono sempre tutti in inglese…
– Basta, basta, lavora e stai zitta, signorina pappa-pronta. E dammi quel microbo di dizionario del cavolo che è sequestrato!
Allora voi cominciate, decisi comunque a provarci, ma sapete già quello che sta per verificarsi, ovvero il miracolo della moltiplicazione delle parole sconosciute. Per cui se all’inizio della vostra ricerca ne avevate una di parola sconosciuta, alla fine ne avrete cento, ramificate in decine di direzioni.
I vostri prof vi diranno che se voi avete cento parole sconosciute, loro hanno cento buone ragioni per comportarsi così, e se avrete la curiosità di chiederle, loro avranno la bontà di dirvele. Ciò che in realtà non sanno è che sono irrimediabilmente sotto il maleficio del “di meno è di più” e ci resteranno tutta la vita.

Leggi il prossimo post per conoscere le ragioni dei tuoi prof.

Contraddizioni

– One, two, three, four, five…

– HEY, TEACHER LEAVE US KIDS ALONE

all and all you’re just another brick in the wall
all and all you’re just another brick in the wall

– Bene, e adesso interrogazione.

– PROF! Ma come? E tutto we don’t need no education… teacher leave us kids alone???

– Quella si chiama “fiction“.

O tempora, o mores!

– Prooof, lo sa che mio zio ha PURE il CD di quegli spastici?

– Di chi, Eleonora?

– Di quei mongoli che ci ha fatto fare la canzone.

– I Pink Floyd, dici?

– Chi???

– “Another brick in the wall“?

– ???

We don’t need no education?

– QUELLI, QUELLI!

– Roger Waters, perdona loro…

Alibi

– Matteo e Saverio, venite qui!

– Sì, prof? Non abbiamo fatto niente, prof. Stavamo giocando…

– Sono entrata in bagno dopo di voi, e ho sentito odore di fumo. Avete fumato in bagno. Non so chi, ma di sicuro uno di voi due, perché siete gli unici che ho mandato.

– Prof! Io non sono stato!

– NEMMENO IO!

– Uno di voi due DI SICURO!

– PROF, IO NO! IO LE SIGARETTE CE LE HO IN CLASSE! VADO? GLIELE PORTO???

– Saverio…

– Eccole, guardi… ne manca solo una, quella che mi fumo la mattina prima di entrare. Quindi, IO non sono stato.

– Saverio…

– Sì?

– NON SOLO TI PORTI LE SIGARETTE A SCUOLA, MA LE SBANDIERI ANCHE???? PURE FIERO!

– No, prof, guardi, fiero no. Questo fatto di essere un fumatore, mi sta creando solo problemi…