Film in inglese con sottotitoli in italiano su youtube

Pubblico in questo articolo una lista di film in inglese sottotitolati in italiano che potrete guardare comodamente su youtube. Giusto per divertimento personale, ho deciso di dare anche un voto ai film, ho sempre sognato di fare il critico cinematografico!

Buon divertimento, e se vi piace il cinema, non esiste modo più bello ed emozionante di imparare un po’ di inglese in più.

 

Hell Ride VOTO (prossimamente)

The Football Factory VOTO (prossimamente)

Possession   VOTO 6

The Runaways VOTO 8 (rimosso quello con i sottotitoli in italiano, questo li ha in spagnolo)

Northanger Abbey (film per la TV)

A Room With A View (dal romanzo di E.M. Forster)

Highway con Jared Leto (sottotitoli in spagnolo ma è sempre meglio di niente)

Ink

Il segreto  (2007)

My Little Dashi – The Mini Movie (27 min)

One Week (2008) sottotitoli da attivare

Speak  Con Kirsten Stewart (diviso in 12 parti)

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Corsi di inglese con skype

CORSI DI INGLESE british flag ONLINE CON SKYPE my picture

I corsi di inglese online ti permettono di imparare l’inglese o di migliorarlo comodamente da casa tua.

Tutto ciò di cui hai bisogno è un
– una connessione internet
– set cuffia microfono (non necessario se si ha un portatile)
Skype, programma gratuito scaricabile da qui

I livelli
i corsi sono di due livelli

principianti (20 lezioni da 45 min)

  • salutare e presentarsi;
  • le professioni;
  • il tempo libero;
  • dire ciò che ci piace;
  • dire che cosa si sa fare e non si sa fare;
  • raccontare avvenimenti al passato;
  • parlare del futuro;

intermedio (20 lezioni da 45 min)

  • presentarsi;
  • parlare di sé, gusti, interessi, professione etc;
  • raccontare la propria giornata;
  • raccontare avvenimenti passati;
  • parlare del futuro, fare previsioni;
  • fare ipotesi.

I costi
Un corso di 20 lezioni costa 100€

Le classi
le classi prevedono un numero minimo di 3 studenti e un numero massimo di 5, per garantire una partecipazione soddisfacente a tutti.

I materiali
sono forniti gratuitamente dall’insegnante e sono in parte risorse online.

Il calendario dei corsi
corso principianti:
– dal lunedì al venerdì dalle ore 20 alle 20 e 45 da lunedì 23 luglio fino ad esaurimento delle lezioni
corso intermedio
– dal lunedì al venerdì dalle ore 21 alle ore 21 e 45 da lunedì 23 luglio fino ad esaurimento delle lezioni

giorni e orari SONO modificabili a seconda delle esigenze, se sarà possibile formare gruppi di almeno 3 persone

rispondendo a questa email specifica quali giorni della settimana e quale orario preferisci (anche diverso da quello specificato nel calendario dei corsi)

per maggiori informazioni, programmi più dettagliati, chiarimenti etc non esitare a CONTATTARMI

Gli aggettivi possessivi in inglese

Anche se non sembra, pure io so scrivere una tradizionale lezione di grammatica.

Eccovene une esempio:

Gli aggettivi possessivi

In Inglese non esiste il
maschile, il femminile e
il plurale dell’aggettivo possessivo come in italiano (mio,
mia, miei, mie), ma
una sola forma per ogni persona
my, your, our, their,  con l’unica
eccezione della terza persona singolare:
his/her/its .

Inoltre mentre
in italiano l’aggettivo possessivo si concorda
in genere e numero con l’oggetto posseduto, in inglese si
concorda con il
possessore.

 

Italiano

Es: se abbiamo
due nomi, Marco e Cristina e due oggetti, un
libro e una sedia in italiano avremo:


il suo libro


la sua sedia

non è
chiaro a quale persona si riferisca.
I due oggetti
potrebbero essere di
Marco o di Cristina, infatti l’aggettivo si concorda in
genere e numero con
l’oggetto posseduto, in questo caso maschile singolare per il
libro e femminile
singolare per la sedia.

 

Inglese

È
subito chiara l’appartenenza dell’oggetto:


her book
= il suo (di
lei)  libro    ovvero
Cristina’s book (il libro di
Cristina)


his chair
= la sua  (di lui)
sedia
Marco’s chair    (la
sedia di Marco)[1]

 

NB, non si usa
l’articolo di fronte all’agg. Possessivo


My friend
e
non the my friend
  (il mio amico)

 

mio, mia, miei,
mie

my

My
sister is a dancer.

Mia sorella
è una ballerina.

tuo, tua, tuoi,
tue

your

What
is
your
favourite colour?

Qual è
il tuo colore preferito?

suo, sua, suoi,
sue (di lui)

his

She’s
wearing
his
pullover.

Lei sta
indossando il suo (di lui) maglione.

suo, sua, suoi,
sue (di lei)

her

He’s
driving
her
car.

Sta guidando la
sua macchina (di lei).

suo, sua, suoi,
sue (riferito a oggetti o animali)

its

The
tiger escaped from
its
cage.

La tigre
è scappata dalla sua gabbia.

nostro, nostra,
nostri, nostre

our

Our
children love to play the piano.

I nostri figli
amano suonare il piano.

vostro, vostra,
vostri, vostre

your

The
teacher said: do
your
homework!

L’insegnante
disse: fate i vostri compiti!

Loro

their

Parents
love
their
children.

I genitori amano
i loro figli.

 


 


[1]
Vedi il genitivo sassone

Usare le canzoni per insegnare inglese

Ci sono molti modi per usare le canzoni come materiale di apprendimento dell’inglese. Il loro maggiore vantaggio è che le canzoni piacciono, sia che servano sia che non servano ad imparare qualcosa.

Uno degli esercizi più comuni è quello di eliminare delle parole dal testo e lasciare che gli alunni lo completino dopo qualche ascolto.

Presento qui una variante con la canzone di Alanis Morissette “Ironic”. In questo caso le parole non sono state cancellate, bensì sostituite con delle parole sbagliate, ma simili per significato. Per esempio la prima parola sostituia è man, al suo posto trovate scritto woman.

Volendo potete anche provare a modificare il testo senza ascoltare la canzone e poi verificare con l’ascolto se avete fatto bene.

Buona canzone!

Alanis Morissete
Ironic

An old woman turned eighty-nine
He won the lottery and died the next night
It’s a white fly in your chardonnay
It’s a death row pardon four hours too late
Isn’t it ironic… don’t you see

RIT: It’s like sun on your wedding day
It’s a paying ride when you’ve already paid
It’s the bad advice that you just didn’t take
Who would’ve thought… it figures

Mr. Play It Safe was afraid to swim
He packed his suitcase and kissed his kids good-morning
He waited his whole damn death to take that flight
And as the ship crashed down he thought
“Well, isn’t this nice?” And Isn’t this ironic … don’t you think?

RIT

Well life has a sad way of sneaking up on you
When you think nothing’s ok and everything’s going wrong
And life has a funny way of helping you out when
You think everything’s gone right and everything blows up
In your back

A traffic jam when you’re already early
A no-smoking sign on your sandwich break
It’s like 20,000 spoons when all you need is a knife
It’s meeting the man of my nightmares
and then meeting his horrible wife
And isn’t it ironic… don’t you see
A little too ironic.. and yeah I really do think…
RIT
Well life has a funny way of sneaking up on you
And life has a funny way of helping you out
helping you out

Inglese marittimo (Avviso ai naviganti: aiuto affogo!)

Uno dei grandi privilegi di essere prof di inglese è che ti capita di dover fare di tutto. Compreso affrontare gli spaventosi linguaggi tecnici, che già in italiano uno cerca volentieri di deviare, avete presente il famoso “cazzare la randa” delle regate? Ecco quella roba lì. Immagino che se non sai cosa vuol dire la randa ti cazza in fronte, e non oso pensare a che cosa succede se ai piloti di linea fanno passare l’esame di inglese al CEPU.
Comunque visto lo sforzo di imparare anche questo, ho deciso di condividere con voi alcune dritte sull’inglese marittimo.

Quando si comunica per radio da una nave all’altra o da una nave al porto, è necessario avere le idee molto chiare sulla natura di quello che si sta per dire, ovvero sulla sua FUNZIONE. Infatti, i messaggi sono divisi in sette tipi in base appunto alla loro funzione.

I tipi sono:
1. Question (domanda)
2. Instruction (istruzione)
3. Advice (consiglio)
4. Request (richiesta)
5. Information (informazione)
6. Warning (avviso)
7. Intention (intenzione)

In teoria questa classificazione del linguaggio può apparire semplice, ma io nella pratica mi domando se sarei capace di essere così analitica e precisa prima di aprire bocca. Devo fare una domanda, ma in realtà mi sembra più una richiesta… sto dando un consiglio o era piuttosto un avviso? Insomma, per fortuna non sono io che devo guidare una nave, perché probabilmente aprirei tante di quelle parentesi, che saremmo già belli che affondati prima di lasciare il porto.

Qui di seguito alcuni esempi per ogni funzione, con la traduzione in italiano fatta dalla sottoscritta ma non garantita. Se qualcuno di mare ne capisce di più sono aperta a ogni tipo di rettifica (ovviamente “entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono” come recita la legge!).

1. Question a) What is your position? (quale è la tua posizione?) b) Is visibility expected to change? (dobbiamo aspettarci un cambiamento della visiblità?)
2. Instruction a) You must clear the fairway. (dovete liberare il canale/passaggio) b) Do not overtake (Non sorpassare.)
3. Advise a) Advise you pass astern of me. (avviso di passare a poppa)
4. Request a) I require a tug (richiedo di essere rimorchiato *non in quel senso immagino) b) Please send medical assistance (per favore mandate assistenza medica)
5. Information a) The pilot is waiting now at position… (il pilota sta aspettando adesso nella posizione…)
6. Warning a) I am manoeuvring with difficulty (sto manovrando con difficoltà)
7. Instruction I intend to reduce speed, new speed: five knots. (intendo ridurre la velocità, nuova velocità: cinque nodi.)

E perché nessuno cerchi di fare il furbo dicendo che ha capito ma non ha capito, è obbligatorio prima di ogni messaggio specificare la sua funzione e quindi cominciare così: “domanda: perché etc ect?”. E l’altro “risposta: perché bla bla bla.”
Noto en passant l’assenza delle funzioni di minaccia e ricatto, ciò che rende questo linguaggio assolutamente inutilizzabile perlomeno nel cinquanta per cento delle comunicazioni della vita normale.

Gli esempi sono tratti da English for Maritime Studies di TN Blankey.

Past Simple e Present perfect a confronto.

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In ogni cultura scolastica ci sono argomenti ostici che ogni affiliato conosce, o meglio, di cui ogni apprendente, chiamiamoci così, conosce l’esistenza.
Prendiamo come esempio la celeberrima perifrastica passiva, recentemente citata in uno spot della Tim da un’improbabile prof interpretata da Belen Rodriguez. Chi di noi ha studiato latino (non Belen di sicuro) solo al sentirla nominare comincia a provare un certo disagio.
Per chi studia inglese, lo stesso effetto fastidioso, è prodotto dal confronto tra i due tempi del passato più usati: il Past Simple e il Present Perfect, appunto.

Ora, non che io conosca una soluzione semplice per farvi imparare quando usare l’uno e quando l’altro (ma poi, io lo so veramente???) ho ugualmente deciso di contribuire allo sforzo di tanti che sul web cercano di fare un po’ di chiarezza in questa giungla infame.

Prerequisiti per capire questa lezione: conoscere la forma dei due tempi.
Cominciamo col definire prima di tutto l’uso del Past Simple.

1. Regola che sembra mettervi in una botte di ferro ma che presenta almeno una fregatura (leggete attentamente il punto c ): usatelo per azioni completate nel passato in un tempo definito.

a) è presente un’espressione di tempo (qui non vi sbagliate mai, baciate i prof che vi mettono solo questo caso negli esercizi!)
I met him yesterday.
Pasteur died in 1895.
b) si chiede in che momento/giorno/periodo si è verificato un determinato fatto
When did you meet him?
c) ora una sottigliezza, quindi più attenzione: è chiaro che l’azione si è svolta in un tempo definito anche se il tempo NON è MENZIONATO. E qui vi voglio ragazzi miei, già mi immagino, con il teschio in mano: è chiaro o non è chiaro che l’azione si è svolta in un tempo definito? Questo è il dilemma. Vediamo qualche esempio di persone più titolate di noi che giurano che si tratta di azioni che si sono svolte in un tempo definito, anche se il tempo non è menzionato.
The train was ten minutes late.
How did you get your present job.
I bought this car in Montreal.
d) Spesso in uno scambio di battute, si parte da un tempo indefinito e si arriva a definirlo, e quindi di conseguenza si passa dal Present Perfect al Past Simple, in corso d’opera. Di solito riconoscete il caso, se nell’esercizio proposto è presente un dialogo come il seguente:
Where have you been? (tempo indefinito, Present Perfect)
I’ve been to the opera. (tempo indefinito, Present Perfect)
Did you enjoy it? (Il tempo si è definito, passo al Simple Past))
2. Usatelo anche quando il tempo non è menzionato, se  siete sicuri che (a) l’azione ha occupato un lasso di tempo ormai finito, o (b) si è verificata in un momento di un lasso di tempo ormai finito. Vi gira un po’ la testa? Raccoglietevi in meditazione per un paio di minuti e dedicate un insulto a tutti quelli che vi hanno sempre deriso nei vostri sforzi di apprendenti della lingua inglese con affermazioni del tipo “MA L’INGLESE E’ FACILE!” Tiè! Questo è per voi.
Ora quanche esempio per chiarire il giro di parole above.
a) Lasso di tempo conclusosi.
– He worked in that bank for four years.
(Ha lavorato in quella banca per quattro anni) lasso di tempo ormai conclusosi. Che si è concluso lo capite dal fatto che ho usato il Past Simple, lo so, osservazione tautologica, ma vi sarà più chiara in seguito quando passeremo al confronto tra i due tempi verbali.
(b) Momento preciso di un lasso di tempo conclusosi.
My grandmother once saw Queen Victoria. Siccome la Queen Victoria è passata a miglior vita da tempo, (e spero che quella deceduta non sia invece la povera nonna dell’autore dell’esempio, anche se da un rapido controllo delle date mi sa che anche la nonna non è più tra noi ) si tratta appunto di un’azione verificatasi in un momento preciso di un lasso di tempo ormai conclusosi, la vita della pur longeva regina, a voler essere ottimisti.

Continuiamo definendo l’uso del Present Perfect.

Spesso per semplificare le cose i prof risolvono il problema con questa semplicissima, ma bastardissima affermazione, dalla quale vi sentirete presi per i fondelli per tutta la vita, se non smetterete prima di praticare l’inglese: usate il Past Simple per le azioni che si sono concluse e il Present Perfect per quelle che NON si sono ancora concluse. Bello, dice uno. Che cosa me li studio a fare allora? Ecco come prendersi un bel 3 al successivo compito in classe. Comincio quindi la sfilza di regole con una palese negazione della regola succitata.

1. Usatelo quando nella frase c’è just per un’azione che si è conclusa di recente.

– He has just gone out.

E adesso vi faccio capire anche meglio perché la regolina facile facile dei nostri cari prof, che devono essere i parenti laureati in lingue di quelli dell’ INGLESE FACILE, è una grande fregatura. La stessa cosa che ho appena detto usando il Present Perfect sul fatto che il tipo è appena uscito, la devo dire usando il Simple Past se decido di menzionare quanto tempo fa il tipo è appena uscito, ovvero: he went out a few minutes ago. Come vedete dal punto di vista concettuale e persino temporale le due frasi sono identiche, ciò che le rende diverse è la presenza di quel just. Quindi cercate di ficcarvelo bene in testa così: che cosa mi ha messo il prof nella frase per fregarmi e potermi poi dire: ma non lo hai visto questo deficiente? Mi ha messo un just? Allora sicuro che ci sbatto un bel Present Perfect e glielo faccio vedere io a quello!

2. Quasi l’esatto opposto della regola numero 1 del Past Simple: si può usare il Present Perfect per azioni passate quando il tempo NON è definito. La regola va comunque meglio precisata.

a) per azioni recenti quando il tempo non è menzionato. Ma, direte voi, se non è menzionato come faccio io a sapere che è recente? Qui si va di contesto o di aiutino.

– Di contesto: I have read the instructions, but I don’t understand them. Se non le capisco adesso probabilmente ho appena finito di leggerle.

– Di aiutino: have you had breakfast? No I haven’t had it yet. La presenza di yet nella risposta(no, non l’ho ancora fatta), vi illumina sul fatto che la domanda precedente è stata posta sicuramente in un tempo vicino a quello previsto per la colazione del nostro.

b) per azioni finite di recente ma che hanno dei risultati nel presente. Anche qui si va di interpretazione, e dovete farvi aiutare dal contesto.

Tom is in hospital. He has had a bad crash. L’essere in ospedale è conseguenza del recente incidente di Tom.

3. Si usa il Present Perfect per azioni che si svolgono in un periodo di tempo non finito.  Sembra facile, ma anche questa volta bisogna prestare attenzione al contesto e a tutti gli elementi temporali che ci sono offerti nelle frasi proposte. Perché, per esempio, se io sono inglese e dico una cosa semplice semplice come “stamattina” (this morning) prima di continuare la frase e scegliere che verbo usare per informare il mio interlocutore dell’azione che ho compiuto, mi tocca guardare l’orologio per vedere se è ancora mattina (Present Perfect) o se è già scoccato il mezzogiorno, cosa che mi obbligherebbe tassativamente a usare il Past Simple. E non chiedetemi che cosa se è mezzogiorno in punto, per favore!

a) un periodo incompleto di tempo può essere indicato da: this morning/afternoon/month etc

– (at 4 p.m.) I haven’t seen Tom this afternoon.

b) un periodo incompleto di tempo può essere indicato anche dalla presenza di lately o recently. Si tratta dunque di due parole la cui presenza deve far scattare l’idea di Present Perfect.

There have been some changes recently/lately.

c) un periodo incompleto di tempo più ever, never, always, occasionally, often, several times, since.

Have you ever fallen off a horse? L’uso del Present Perfect in questa frase implica che la persona alla quale si è chiesto se è mai caduto da cavallo, va ancora a cavallo. Quindi il tempo per lui di andare a cavallo non si è ancora concluso (Il mio si è concluso quasi tragicamente molto tempo fa).

I haven’t seen him since November.

– They’ve always answered my letters.

This is the best wine I have ever drunk. (Costruzione tipica che è bene ricordarsi)

4. Il Present Perfect è usato anche per azioni che durano da un certo periodo di tempo e sono a) ancora in svolgimento, b)si concludono nel momento in cui si parla.

a) l’azione comincia nel passato e continua oltre il presente:

He has been in the army for two years. (è ancora nell’esercito)

We have waited all day. (stiamo ancora aspettando)

b) l’azione si conclude nel momento in cui si parla:

I haven’t see you for ages. (è da tanto che non ti vedo, ma ti sto vendendo adesso).

Dopo questa “rapida” introduzione possiamo passare al confronto tra i due verbi.

Present Perfect Past Simple
He has worked in that bank for four years.Lavora in quella banca da quattro anni. Da notare che in italiano usiamo il presente per tradurre questa frase, anche se istintivamente useremmo (almeno io lo userei) il passato prossimo. He worked in that bank for four years.Ha lavorato in quella banca per quattro anni. Ma adesso non ci lavora più
I’ve washed the car.Ho lavato la macchina. È ancora pulita. I washed the car. L’ho lavata sì, ma probabilmente è di nuovo sporca.
I have seen wolves in that forest.Ho visto dei lupi in quel bosco e so che è ancora possibile vederli. Quindi occhio! I saw wolves in that forest.Ho visto dei lupi in quel bosco. Ma adesso non ci sono più.
John Smith has written a number of short stories.John è ancora vivo. John Smith wrote a number of short stories.John non è più in vita.
Tom has rung up three times this morning.È ancora mattina. Tom rung up three times this morning.Non è più mattina.
It is three years since I have seen Bill.Sono tre anni che non vedo Bill. I last saw Bill three years ago.Ho visto Bill tre anni fa. Tempo definito. In generale le frasi con ago, necessitano del Past Simple.

Tutti gli esempi sono tratti dalla grammatica inglese A Practical English Grammar, edizioni Oxford.

Esercizi

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Sulla presunta facilità dell’inglese

Prendo spunto da un commento di Max (non me ne voglia Max, mi ha solo fatto venire in mente la cosa, non c’entra con la requisitoria che seguirà) in cui viene lodata la bravura degli inglesi nell’evitare la coniugazione dei verbi, e che mi ha riportato alla mente il luogo comune contro cui sbatto da quando ho saputo dell’esistenza di questa lingua, ovvero: l’inglese è facile! Che somiglia un po’ a “il latino è quasi uguale all’italiano” e “lo spagnolo è uguale al sardo”, di cui forse mi occuperò in altri post.
Il problema dei luoghi comuni è che sono talmente forti, che se ne fregano persino dell’evidenza. Del fatto per esempio che la maggior parte delle persone sicure della facilità dell’inglese non ne capisce nemmeno una parola (magari da’ la colpa alla pronuncia), oppure del fatto che se in Italia eliminassero il doppiaggio dei film e dei telefilm americani, andrebbero in sciopero i telespettatori, che nemmeno vogliono leggere i sottotitoli, figuriamoci capire l’inglese! Nonostante la sua facilità… eh.
Insomma, io queste evidenze le ho sempre viste, tuttavia la forza del luogo comune è ancora capace di mettermi in crisi:
l’inglese è facile
l’inglese è facile
l’inglese è facile
l’ingle…
ALLORA SONO IO LA STUPIDA!

Figuratevi quando ho cominciato a insegnarlo alle elementari e i miei alunni si rifiutavano ostinatamente di impararlo facilmente… e sommate pure l’altro luogo comune che l’umanità intera continua a ripetere (tutti tranne gli insegnanti delle elementari) e cioé che i bambini imparano in fretta.

L’inglese è facile
I bambini imparano in fretta
L’inglese è facile
I bambini impar…

ALLORA SONO IO L’INCAPACE!

Bene, ad un certo punto della mia esistenza mi sono ribellata e sono arrivata alla conclusione logica di questi tragici avvenimenti:

L’inglese non è né facile, né difficile, l’inglese è quasi IMPOSSIBILE.

Voi pensate che io stia esagerando? Continuate nella difesa del tanto amato luogo comune? OK, allora traducetemi in simultanea Thelma and Louise. Vi disturba la pronuncia del sud ovest degli Stati Uniti? Vi passo il copione e poi ne riparliamo.

Ma allora perché tutti a sostenere che l’inglese è facile? Tutti scemi? No. Tutti principianti o poco più. Tutti folgorati dal verbo che non cambia a seconda delle persone, magari dopo l’esperienza traumatizzante del francese.

I live

you live

he lives

we live

you live

they live

Mììììììììììììììììììì, toghi questi inglesi, basta ricordarsi di una -s!

Per non parlare del past simple che non cambia nemmeno alla terza persona singolare! Una festa! Quindi, concludiamo che in inglese non c’è grammatica e smettiamo di studiarla perché appunto non esiste, continuando ad avere un livello pietoso, di cui però andiamo fieri, perché perlomeno sappiamo coniugare i verbi al presente.

Sono troppo cattiva? Vi faccio un’altra domanda, allora: se è vero che in inglese non c’è grammatica, o che la sua quantità in confronto alle lingue neolatine è esigua, come mai in tutte le biblioteche delle facoltà di lingue del mondo esistono grammatiche d’inglese grandi quanto una Treccani? Saranno forse scritte in caratteri cubitali? Ripeteranno tremila volte la regola della -s alla terza persona singolare del simple present? Io le ho sfogliate e vi assicuro che non è così.

Il motivo di questo fraintendimento mondiale risiede sempre nella famosa coniugazione verbale, e nel considerare unico elemento di difficoltà di una lingua la sua morfologia (che è una parte della grammatica e non tutta la grammatica), o meglio una parte di essa, quella che ha a che fare con la flessione, l’esistenza di desinenze che cambiano la forma delle parole. In sintesi, ciò che renderebbe la lingua inglese facile è la generale fissità delle parole, la scarsità di desinenze. Ma può bastare questo per definire una lingua “facile”? Dove la mettiamo la fonologia (quella famosa pronuncia che disturba i geni dell’inglese), o la sintassi? E che cosa dire del lessico???

Come è mai possibile che la scarsità di flessione possa, nell’immaginazione collettiva, rendere semplice una lingua che ha uno dei vocabolari più vasti al mondo ed in continua espansione? E non crediate che basti studiarsi un po’ di lessico… Le parole non sono unità isolate, si accoppiano, si combinano, si fissano in posizioni specifiche, appaiono, scompaiono, vivono periodi di gloria, diventato obsolete, si arricchiscono di connotazioni lungo i secoli, diventano titoli di trasmissioni televisive, di film, partecipano alla stesura di migliaia di opere letterarie, di canzoni, di proverbi, si espandono e si contraggono, e se voi non le incontrate mentre esse vivono, avrete un vocabolario agonizzante, praticamente morto.

Ma se ancora non siete convinti, cimentatevi con la sintassi della frase inglese, vi lascio solo un esempio:

No one knows the woman I love.
No one knows I love the woman.
No one I love Knows the woman.
The woman I love knows no one.
The woman knows I love no one.
The woman knows no one I love.
I love the woman no one knows.
I love no one the woman knows.
(Alan Maley)

Sette parole soltanto, combinate in modi diversi, per otto frasi di senso compiuto. Quindi, attenti a dove mettete le parole, se non volete dire qualcosa di molto diverso!