Corsi di inglese online cosa sono e come funzionano

I corsi di inglese online con skype sono semplici da seguire perché tutti i materiali usati sono comodamente raggiungibili con un click.

L’insegnante organizza i materiali, li riordina e li presenta durante la lezione.

Avrete l’opportunità di parlare, di ascoltare, di scrivere e di svolgere esercizi di vario tipo, interagendo con l’insegnante e con gli altri studenti della classe.

Come esempio la prima lezione principianti

1. Hello everybody!
Obiettivi:
salutare in maniera formale e informale
1. salutare e chiedere come stai http://www.helping-you-learn-english.com (ascoltare, ripetere, parlare)

  • hi
  • hello
  • good morning
  • good afternoon
  • good evening
  • how are you
  • I’m fine/tired/hungry/cold
  • How is it going? It’s going great/ok/good
  • bye
  • see you later
  • goodbye
  • see you soon

2. incontrarsi e salutare http://www.tolearnenglish.com
(saluti formali e informali + un esercizio di completamento)

  • good morning
  • good afternoon
  • nice to meet you
  • how are you? Fine tanks, how about you?
  • Have a nice day/evening/weekend.
  • Hi, how are you doing?
  • I’m good/ok…how about you?’
  • Take care/take it easy.

3. video lezione di EnglishMeeting su youtube (particolare attenzione è data all’intonazione)

  • hi/hello/hey/yo
  • How are you?
  • How is it going?
  • How’ve you been?
  • What’s new?
  • What’s up?
  • What’s going on?
  • Good morning
  • Good afternoon
  • Good evening

Dialogue 1 (esempio di dialogo da recitare in coppia, gli studenti sono invitati a produrne di nuovi sullo stesso schema)
– Hi … good morning!
– Good morning …. How are you?
– I’m fine, thank you. How about you?
– I’m ok. Have a nice day!
– You too. Goodbye!
– Bye!
4. tabella riassuntiva su salutare e rispondere in maniera formale e informale
5. una canzone  http://www.englishexercises.org (Beatles – Hello, Goodbye + 2 esercizi)
You say “Yes”, I say “No”.
You say “Stop” and I say “Go, go, go”.
Oh no.
You say “Goodbye” and I say “Hello, hello, hello”.
I don’t know why you say “Goodbye”, I say “Hello, hello, hello”.
I don’t know why you say goodbye, I say hello.
I say “High”, you say “Low”.
You say “Why?” And I say “I don’t know”.
Oh no.
You say “Goodbye” and I say “Hello, hello, hello”.
I don’t know why you say “Goodbye”, I say “Hello, hello, hello”.
(Hello, goodbye, hello, goodbye. Hello, goodbye.)
I don’t know why you say “Goodbye”, I say “Hello”.
(Hello, goodbye, hello, goodbye. Hello, goodbye. Hello, goodbye.)
Why, why, why, why, why, why, do you
Say “Goodbye, goodbye, bye, bye”.
Oh no.

 

Corsi di inglese con skype

CORSI DI INGLESE british flag ONLINE CON SKYPE my picture

I corsi di inglese online ti permettono di imparare l’inglese o di migliorarlo comodamente da casa tua.

Tutto ciò di cui hai bisogno è un
– una connessione internet
– set cuffia microfono (non necessario se si ha un portatile)
Skype, programma gratuito scaricabile da qui

I livelli
i corsi sono di due livelli

principianti (20 lezioni da 45 min)

  • salutare e presentarsi;
  • le professioni;
  • il tempo libero;
  • dire ciò che ci piace;
  • dire che cosa si sa fare e non si sa fare;
  • raccontare avvenimenti al passato;
  • parlare del futuro;

intermedio (20 lezioni da 45 min)

  • presentarsi;
  • parlare di sé, gusti, interessi, professione etc;
  • raccontare la propria giornata;
  • raccontare avvenimenti passati;
  • parlare del futuro, fare previsioni;
  • fare ipotesi.

I costi
Un corso di 20 lezioni costa 100€

Le classi
le classi prevedono un numero minimo di 3 studenti e un numero massimo di 5, per garantire una partecipazione soddisfacente a tutti.

I materiali
sono forniti gratuitamente dall’insegnante e sono in parte risorse online.

Il calendario dei corsi
corso principianti:
– dal lunedì al venerdì dalle ore 20 alle 20 e 45 da lunedì 23 luglio fino ad esaurimento delle lezioni
corso intermedio
– dal lunedì al venerdì dalle ore 21 alle ore 21 e 45 da lunedì 23 luglio fino ad esaurimento delle lezioni

giorni e orari SONO modificabili a seconda delle esigenze, se sarà possibile formare gruppi di almeno 3 persone

rispondendo a questa email specifica quali giorni della settimana e quale orario preferisci (anche diverso da quello specificato nel calendario dei corsi)

per maggiori informazioni, programmi più dettagliati, chiarimenti etc non esitare a CONTATTARMI

L’inglese: una lingua di nessuno e di nessun luogo.

So che il titolo di questo post potrebbe sembrare provocatorio, o anche ironico, ma non lo è.
Questo titolo vuole rispondere ad una domanda che mi faccio spesso, come insegnante di inglese: hanno senso le lezioni di cultura e civiltà, quando si insegna l’inglese?
Leggo spesso nei libri di didattica che non si può separare la lingua dalla cultura del paese che la parla, che la lingua veicola cultura sempre e comunque e che quindi non c’è scampo alle lezioni di cultura e civiltà in un corso di lingua che si voglia dire tale.
Posso dire un’eresia? A me delle lezioni di cultura e civiltà non mi è mai interessato una pippa. Vuoi studiare francese? Beccati l’elenco delle regioni della Francia, compresa di dipartimenti e territori d’oltremare con relative capitali, numero di abitanti e produzioni locali.
Mi scusi prof ma il tempo che ci metto a memorizzare la capitale dell’Alvernia più le altre 27, non lo potrei utilizzare facendo qualcosa di non dico più utile, perché sarebbe offendere le sue ponderatissime scelte, ma almeno di più PIACEVOLE? Devo aspettare alla prossima settimana con Gargantua e Pantagruel in francese del ’500? Non vedo l’ora…
Ricordo con affetto (eh!) la mia prof di francese della SSIS, la quale, pensando di aprire un dibattito critico, e di mostrarsi aperta all’idea di un cambiamento delle pratiche didattiche nei licei italiani ci chiese:
voi futuri professori di francese insegnerete quale letteratura e in che modo?
Io risposi: nessuna letteratura.

Ma se non insegni la letteratura, che cosa insegni??? Si scandalizzo lei, nel suo perfetto francese di parlante nativa stracccolta, che faceva impallidire il mio balbettio di parlante non nativa, obbligata a imparare il francese per commentare Gargantua e Pantagruel nella versione originale.

La lingua, dissi io, tenendo brevi le mie risposte per evitare di accumulare errori, perlomeno di sintassi.

Bof, sbuffò lei come fanno i francesi quando sono irritati e altre tremila cose (insomma non so se lo avete notato ma i francesi sbuffano sempre e inspirano talmente forte che al mio primo soggiorno in Francia, mi spaventavo in continuazione, temendo che fosse successo qualcosa di grave fuori dalla mia visuale) sentiamo cosa ne pensano i tuoi colleghi futuri professori di francese: vero che nessuno di voi è d’accordo con la quantomeno bizzarra affermazione della vostra collega?
I miei esimi colleghi, sgranarono gli occhi e sbuffarono pure loro, fingendo di aver assimilato la cultura francese fino in fondo ai polmoni, e si esibirono in risposte ancora più brevi delle mie, mais non, absolument pas, mais la littérature est la littérature… seguendo pedissequamente pure loro la regola del meno parli, meno sbagli, regola principale di tutti quelli che hanno studiato le lingue straniere nelle università italiane.

Ora lo so che voi state pensando che io sia una poveraccia ignorante che non ha capito il senso profondo dello studio di una lingua, che è quello di acquisire uno strumento di accesso ad un’altra Weltanschaung… eja, lo sono. Ma se mai si dovesse verificare un vostro improbabile soggiorno in Sardegna per imparare il sardo, ci penserò io a allietarvi con i soprannomi degli antenati dei miei vicini, e con tutte le varianti per dire cestinetto.
Ma passi il francese, che è pur sempre la lingua di un popolo preciso (a parte tutte quelle aggiuntine che si sono guadagnati qua e là nei secoli e non con la campagna punti) su quale cultura e civiltà, nonché inciviltà, mi devo basare quando il mio destino è quello di insegnare l’inglese?
Il Big Ben, Trafalgar Square, Buckingham Palace… lo confesso, anche io ho peccato!
Ho fatto una lezione su Londra e poi per riequilibrare una su Miami, ma poi ho dovuto menzionare l’Australia e come lasciare fuori il Canada, e forse che l’Irlanda è meno importante? Passo il tempo a ripercorrere i continenti e intanto mi chiedo? Ma l’inglese la lingua di chi è? Quale cultura veicola? E quale accento dovrei privilegiare? E quale variante scegliere? E se anche ne scegliessi una, in quale modo potrei non dico far raggiungere ma nemmeno far avvicinare i miei alunni allo standard prescelto?
La risposta a queste domande sta appunto nel titolo del post: l’inglese è la lingua di nessuno e di nessun luogo, ovvero l’inglese è una lingua internazionale.
Essere una lingua internazionale sarà pure prestigioso, ma si paga, principalmente in due modi:
– la lingua si deculturalizza, cioè lo studio dell’inglese non è più legato allo studio della cultura britannica, americana, etc, ma diventa più semplicemente uno strumento di comunicazione internazionale.
– il cambiamento, quante più persone parlano una lingua e tanto più lontane sono dal paese in cui è nata questa lingua, tanto maggiore sarà la variabilità linguistica della sua pronuncia, del suo lessico, della sua grammatica, spostando di molto i limiti della correttezza.
Pensate che addirittura si parla di una nuova variante dell’inglese che sarebbe l’Euro-English, la variante dell’inglese parlato e compreso dagli europei, ovviamente non parlanti nativi. L’Euro-English è nato in un contesto in cui lo scopo principale della lingua è capirsi, veicolando la propria cultura non quella dei paesi che parlano inglese. Per favorire questo scopo ha inglobato in sé strutture e termini delle altre lingue europee (ad es. Shengen flights), ha semplificato la grammatica e sta producendo delle pronunce alternative che potrebbero un giorno affermarsi come allofoniche dei fonemi originali (vedi il -th sordo e sonoro pronunciato t o d da molti italiani e s/z da molti francesi e tedeschi).
È palese che a questo punto anche la didattica va ripensata in direzione dell’internazionalità della lingua inglese, ed è lecito che gli insegnanti si pongano la domanda: perché i miei alunni stanno imparando l’inglese? Per bere il tè delle cinque con la regina Elisabetta o per qualcos’altro?
Per me capire e farsi capire nella più ampia varietà di contesti resta il fine ultimo dell’insegnamento di ogni lingua, ancora di più dell’inglese lingua internazionale e quindi mi perdonerete se le contee scozzesi io quest’anno le salto!

Do or make?

Do o make?

(Per esercizi, grammatica, lezioni, materiale, video, canzoni visitate il mio sito.)

Questi due verbi do e make possono causare delle difficoltà, in quanto entrambi significano “fare”, ma non sono interscambiabili.

Vediamo quando usare l’uno e quando usare l’altro.

Usiamo do

  1. quando si intende “fare in generale”
    • He did a very strange thing.
  2. quando nella frase ci sono something, nothing, anything, evrything
    • Do something!
    • I like doing nothing!

Usiamo make

  1. Quando parliamo di costruire, creare
    • My father and I made a boat.
    • I make wooden lamps.

Tuttavia, esistono espressionida imparare a memoria poiché non esiste una regola precisa.

do make
  • an exercise
  • business
  • the cleaning
  • the cooking
  • homework
  • housework
  • the ironing
  • the shopping
  • the washing
  • the washing-up
  • someone a favour
  • one’s best
  • an appointment
  • a bed
  • a complaint
  • a decision
  • an effort
  • friends
  • a journey/trip
  • a mistake
  • money
  • a phone call
  • plans
  • progress

Esercizio su do e make

Inglese: tutto quello che avreste sempre voluto e i vostri prof non vi hanno mai dato 3.

Continua la serie dei post sul principio didattico di molti professori di lingue che recita “di meno è di più”, e che, come già scritto si traduce nella pratica in una serie di divieti e rinunce, che danneggiano sia gli insegnanti, sia gli studenti (soprattutto quelli più volenterosi che paradossalmente vengono tacciati di pigrizia da tali prof modernisti).
Dopo aver scritto del divieto di utilizzare il dizionario bilingue, la lingua materna in classe, e del totale rifiuto di fornire supporti audio in loro esclusivo possesso, oggi vi parlerò di quelli che vi vogliono privare dei sottotitoli in italiano e si ostinano a farvi vedere i film in lingua originale preferibilmente senza sottotitoli, e se proprio si vogliono sprecare, con i sottotitoli OVVIAMENTE in inglese.
Parlo ancora una volta di quei prof modernisti, che hanno deciso di rompere con la tradizione e che spesso rompono e basta, visto che non basano le loro scelte su una consapevolezza seria di ciò che vogliono ottenere e riescono a ottenere con i loro metodi, ma semplicemente credono che andando contro tutto quello che si faceva “prima”, stanno sicuramente facendovi del bene.
Partiamo con l’infrangere qualche tabù modernista: vedere un intero film in lingua originale a scuola durante le scarse ore dedicate alle lingue può essere uno spreco di tempo, inoltre passarle a non capire un cacchio, oltre a essere doloroso per le orecchie e terrificante per l’autostima, non aiuta a imparare di più ed è utile solo a far perdere anche le ultime speranze.
Eppure io difendo i film in lingua originale a scuola (MA con i sottotitoli in italiano) rischiando di perdere ore del mio preziosissimo tempo, per due motivi che sono per me più che buoni:
1. Mostrare a chi conosce solo il doppiaggio, che gli attori americani NON recitano in italiano;
2. Abituare i ragazzi (visto che la nostra televisione li vuole abituare al contrario) a leggere i sottotitoli in italiano per capire le trasmissioni straniere, in qualsiasi lingua esse siano, perché le orecchie dei monolingui hanno estremo bisogno di entrare in contatto con altri suoni.
Ma se i vostri prof si ostinano a farvi vedere i film senza sottotitoli o con i sottotitoli in inglese, quando il vostro livello non vi permetterebbe di seguire nemmeno i sottotitoli di happy birthday to you, mandateli a studiare in Siberia, non prima però di avergli fatto studiare il russo ascoltando i discorsi di Gorbacev, con i sottotitoli in cirillico, ma anche senza.

Gli articoli a/an e the

Nuovo post di grammatica sugli articoli determinativi e indeterminativi inglesi.
Lo trovate anche sul mio sito
assieme ad un esercizio.

Nonostante siano soltanto tre a/an indeterminativi e the determinativo, gli articoli inglesi sono un argomento piuttosto ostico della grammatica inglese, non per la forma appunto, quanto per il loro uso. Ci può consolare il fatto che sbagliare l’uso dell’articolo non compromette quasi mai la comprensione della frase. Tuttavia, se ci teniamo a parlare e a scrivere in un inglese corretto, è necessario conoscere alcune regole.

Cominciamo con l’articolo indeterminativo che ha due forme a/an.
a davanti a parole che iniziano con:

una consonante: a doctor, a friend, a man, a yacht
h aspirata: a house, a holiday, a hand
il suono /ju/: a university, a euro

an davanti a parole che iniziano con:

una vocale: an engineer, an old house, an elephant
h muta: an hour, an heir

Ricordiamoci che l’articolo indeterminativo a/an si usa davanti a sostantivi numerabili singolari, per indicare uno fra tanti. Per l’uso degli articoli davanti ai sostantivi numerabili (countable) e non numerabili (uncountable) leggi la tabella seguente.

a/an the no article
singular countable cat a cat the cat
plural countable cats the cats cats
uncountable water the water water

Vediamo ora l’uso dell’articolo a/an nel dettaglio dei singoli casi.
a/an si usa:

– Davanti a un sostantivo numerabile, quando se ne parla per la prima volta, e non rappresenta una persona o una cosa in particolare.
es: They live in a flat.
– Davanti a sostantivi singolari usati per rappresentare un’intera classe di cose.
es: A child needs love. (in italiano useremo il plurale con l’articolo determinativo, I bambini hanno bisogno d’amore.)
– Con i nomi delle professioni.
es: He is an actor.
Per indicare certe quantita.
es: This olive oil costs 12 euro a litre.
– Nelle esclamazioni prima di un nome singolare.
es: What a beautiful girl!
– Davanti a Mr/Mrs/Miss + cognome per indicare che non si conosce la persona.
a Mr Smith (un certo signor Smith)
Mr Smith (il signor Smith)

Passiamo ora all’articolto determinativo the.

L’articolo the si usa per tutti i sostantivi sia singolari, sia plurali di tutti i generi.
the boy the girl the day
the boys the girls the days

Vediamo ora nel dettaglio quando si usa l’articolo determinativo the

– Davanti ai sostantivi per indicare persone o oggetti specifici, noti a chi parla.
Do you remember to buy the books? (Quei libri particolari di cui abbiamo parlato)
Books are expensive. (I libri in generale)
– Davanti a un oggetto o a un gruppo di oggetti considerati unici.
the sea, the earth, the sky
– Davanti a un sostantivo singolare quando rappresenta una categoria di animali o di cose.
The whale is in danger of becoming extinct.
The oboe is a wind instrument.
– Davanti ad un aggettivo per rappresentare un’intera categoria di persone
The old (gli anziani in generale)
– Davanti ai nomi plurali di nazioni, isole e catene montuose.
The Netherlands
The Azores
The Alps

– I nomi di oceani, mari, fiumi, deserti, e i punti cardinali
The Atlantic
The Mediterranean
The Thames
The South

– I nomi di Paesi o Stati che comprendono le parole republic, union, kingdom o states:
The United Kingdom
The United States
The Republic of San Marino

Ora passiamo ai casi in cui l’articolo the NON si usa:

Non si usa l’articolo determinativo the:

– quando si parla in senso generico.
Women are expected to like babies. (le donne in generale)
– davanti alle lingue, materie di studio, gli sport, i pasti, i colori, le malattie
French is a wonderful language.
I like Geography.
Football is a popular sport in Italy.
Dinner is at 6 o’clock.

– davanti ai nomi astratti
Men fear death.
– davanti a parti del corpo e capi di abbigliamento, davanti ai quali è preferibile usare l’aggettivo possessivo.
Raise your right hand.
He took off his coat.

Una piccola nota sulla pronuncia di the

Davanti a consonante o suono consonantico the si pronuncia /ðə/ (the sea = /ðə’si:/)
Davanti a vocale o h muta si pronuncia /ði:/ (the hour = /ði:’aʊə/)

La lingua madre, quel demone dentro di voi.

Come ho scritto in un post di qualche giorno fa, i prof di inglese modernisti, detestano tutto quello che non è inglese. In quest’altro post potete leggere alcune delle loro ragioni.
Il loro accanimento può spingersi fino al punto da farvi temere di essere veramente abitati da uno spirito maligno, che alberga dentro di voi con l’unico scopo di far fallire tutti gli sforzi del vostro prof-esorcista: la vostra lingua madre.
Tra i campioni del metodo di meno è di più, che trovate descritto sempre nei suddetti post, annoveriamo i prof di inglese, di lingua madre inglese che insegnano in Inghilterra. Sono loro, credo, i maggiori esorcisti-anti-lingua-madre-che-non-sia-l’inglese del nostro pianeta.
La formazione di questi sacerdoti dell’inglese avviene probabilmente in corsi durante i quali tutte le interferenze linguistiche vengono sanzionate con terribili punizioni corporali, non si spiegherebbe altrimenti l’ inflessibilità con cui applicano la regole del di meno è di più, nonostante siano costretti ai più impervi equilibrismi linguistici . Ma, voi direte, se sono inglesi, di quali interferenze linguistiche potrebbero cadere vittime?
Vi racconto un episodio della mia lunga esistenza di disperata apprendente di lingue straniere abitata da una pervicace lingua materna, alle prese con uno dei tanti prof-esorcisti, disseminati per il territorio britannico.
Avevo pochi anni di studio dell’inglese e mi trovavo a Londra, per un corso di lingua estivo. Essendo io una studentessa italiana, grammatica e comprensione del testo mi facevano un baffo, per cui superai il test SCRITTO di ingresso con una votazione drammaticamente superiore al mio reale livello di conoscenza della lingua orale. Nessuno si preoccupò di testare il mio inglese parlato, dando per scontato che la conoscenza dei passati irregolari spalanchi le porte di un corso intermedio-avanzato.
Inutile dire che ero la palla al piede della classe, e che, per non rallentare ancora di più le lezioni, cercavo di cavarmela aiutandomi con il mio mini-dizionario salva vita bilingue italiano/inglese, inglese/italiano. E stava andando tutto bene, fino a quando il mio prof-esorcista non si accorse della presenza di questo oggetto del demonio nel suo sacro regno, e mi intimò di farlo sparire al più presto, prima che lo incenerisse lui personalmente, con il solo potere dello sguardo.
– Mia cara, mi disse dopo aver ritrovato la calma e essersi assicurato che il libriccino maligno fosse veramente sparito, se non capisci una parola, basta che me lo dici, e io te la spiego!
– In inglese?
– IN INGLESE, OVVIAMENTE, IN INGLESE, mia cara, piccola miscredente, che cosa credi che ci stia a fare io qui?
Far cambiare idea a certi personaggi è più che difficile, è semplicemente impossibile, perché essi possiedono qualcosa che a noi purtroppo manca, e non solo una lingua abituata al th dalla nascita, loro possiedono LA FEDE, che consiste ,come dice Bertrand Russell, “in una convinzione che non tentenna di fronte ad evidenze contrarie.”
E quali sono queste evidenze contrarie? Lo avete mai visto uno di questi teacher sudare e gesticolare come un pazzo nel tentativo di spiegarvi un vocabolo che non conoscete? Può passare minuti del preziosissimo tempo pagato ORO da tutti i corsisti (che loro tra l’altro la sanno dalla seconda elementare quella parola, perché nelle loro nazioni l’inglese si insegna seriamente) esibendosi in virtuosismi linguistici e interpretativi, disegnando alla lavagna schemi, sciorinando titoli di canzoni, poesie, film, arrampicandosi sugli impervi terreni dei sinonimi e dei contrari, e sempre con sulla faccia quello sguardo fiducioso di chi SA che all’improvviso la tua mente si illuminerà e tu finalmente capirai, e chi i suoi sforzi non saranno stati vani. E tu cosa fai? Continui a non capire! Ti ostini, e i tuoi colleghi vorrebbero ammazzarti, siamo solo alla prima riga del secondo esercizio e tu hai già chiesto il significato di TRE parole, e se andiamo avanti di questo passo, non arriveremo nemmeno alla terza frase prima della fine della lezione.
Torniamo al mio corso estivo intermedio avanzato a Londra. La parola incriminata era “witness” (please non giudicate ho fatto il classico io!) ricordo che un’altra parola che tornava ostinatamente nella spiegazione del mio prof-esorcista era “trial”, ma a me poco diceva una, e niente diceva l’altra. E in più erano mischiate in una valanga di altre parole incomprensibili, di gesti sempre più convulsi, di imitazioni, che oggi credo che fossero quelle di un giudice britannico, rigido e imparruccato.
A fianco a me una bella ragazza francese mordeva la penna nervosamente, ma alé uh là là, ma cette fille non capisc propr nient! Spazientita si volta verso di me e mi sussura: témoin.
Finalmente il mio viso si illumina dell’espressione tanto attesa e abbandona quella di totale idiota senza speranza che aveva assunto con rassegnazione fino a quel momento. Il mio prof-esorcista (ignaro di ospitare nella sua classe une diablesse travestita da bella parigina) si illumina di sollievo e i miei compagni ritrovano la posizione seduta, dopo essere scivolati quasi fino a terra per l’esasperazione.
Tutto qui? “Testimone” vuol dire? Che se me lo cercavo da sola ci mettevo 30 secondi e si andava avanti! E adesso invece come la mettiamo? Vale la traduzione in francese? Oppure per colpa di questa interferenza la parola “witness” sarà per sempre espulsa dal mio vocabolario attivo? A voi non sembra un’emerita stupidaggine che tentenna, e non solo, di fronte ad evidenze contrarie? Ecco se avete la fede, come dice Russell quando l’evidenza contraria fa sorgere dubbi, “riterrete virtuoso credere di doverli sopprimere.”
Ma ciò che rende questa situazione ancora più paradossale è quello che appresi qualche tempo dopo, in uno di quei locali in cui la sera dopo i corsi si incontrano liberamente studenti e professori. Il mio inflessibile prof parlava perfettamente sei lingue tra cui l’italiano, e le usava con maestria per conversare amabilmente soprattutto con le ragazze carine di tutti i continenti.
Questa sua sorprendente abilità acquisita in anni di soggiorni all’estero come insegnante di inglese, questo dono di Dio, questo strumento che lo avrebbe potuto rendere il nostro prof magico, che ci avrebbe potuto aiutare a velocizzare a sciogliere i nodi e a progredire velocemente nel nostro apprendimento, quest’uomo che poteva trasformare le sue lezioni in occasioni uniche di scambio e di condivisione di lingue diverse, tra l’altro caso rarissimo per uno nato in Inghilterra, aveva deciso per atto di fede, che il suo molto di più era in realtà un molto di meno, e che in presenza dei suoi apprendenti si sarebbe trasformato in un perfetto monolingue, ovvero si sarebbe mutilato delle sue altre abilità linguistiche. Salvo poi tirarle fuori a sorpresa per abbordare nei bar!

Il plurale dei sostantivi

Il plurale dei sostantivi

Come è universalmente conosciuto in inglese il plurale dei sostantivi si forma aggiungendo una s al singolare.
es: book → books

Tuttavia, alcuni sostantivi che terminano con un suono che non cambierebbe con la sola aggiunta di una s (pensate a come si potrebbe pronunciare boxs) aggiungono es. Sono le parole che terminano in ch, s, sh, ss, x, z
es: box → boxes
bus → buses

Normalmente anche i sostantivi che terminano in o
aggiungono es. es: potato → potatoes.
Fanno eccezione le abbreviazioni e le parole di origine straniera.
es: video → videos
disco → discos

I sostantivi che terminano in y
preceduta da consonante hanno il plurale in ies. es: baby → babies.
opportunity → opportunities

Alcuni sostantivi che terminano in f o fe
hanno il plurale in ves. es: wife → wives.
knife → knives

Alcuni sostantivi hanno invece un plurale irregolare alcuni di questi sono molto comuni.
es: man → men.
woman → women

SingolarePlurale

Regolari key
book
keys
books
ch, s, sh, ss, x, z, o beach
bus
brush
beaches
buses
brushes
y preceduta da cons. city cities
f, fe leaf leaves
Irregolari child
foot
children
feet

 

Vai agli esercizi interattivi (richiede un applet)