Letti per voi: Bertrand Russell, Perché non sono un cristiano.

Ho comprato questo libro, Perché non sono un cristiano, di Bertrand Russell, folgorata dal titolo lungo il corridoio di una libreria.

Primo, mi ha attratto quel “perché” iniziale. Ho sempre amato chi ama esporre le proprie ragioni, chi sa argomentare, ed ero sicura che Russell fosse abile in quest’arte. E poi ero sicura di trovare frasi ad effetto per le mie prossime discussioni con cattolici convinti, nuove armi!

Secondo, perché adesso (dopo anni di terrore religioso inculcatomi nell’infanzia e nell’adolescenza) mettere in discussione i dogmi della religione cristiana mi dà un senso di libertà, che avrei voluto conoscere prima e di cui voglio approfittare.

Qui non scriverò una recensione del libro ma semplicemente annoterò le frasi più interessanti, che mi hanno colpito per la loro lucidità. Si tratta di affermazione persino banali a volte, eppure necessarie in questo mondo di credenti, che preferiscono sospendere la loro capacità di giudizio e ripetere ciò che hanno appreso da altri, piuttosto che ammettere la pura, semplice, banale, triste?, evidente, ridondante realtà: se Dio esiste, gioca a nascondino con l’uomo da sempre e non si farà mai trovare.

Un’altra cosa che mi ha subito colpito dell’autore è che si dichiara agnostico, non ateo, né ovviamente credente. Per chi avesse dei dubbi sulla differenza tra i tre stati, alla domanda se Dio esiste i tre rispondono così:

Credente – sì, ovvio!

Ateo – no, ovvio!

Agnostico – e che bip ne posso sapere io?

Anche io mi metto in terza posizione, e mentre un credente e un ateo difendono le proprie ragioni a suon di incontrovertibili certezze, io giro i tacchi e vado a fare qualcosa di più interessante.

Chi crede spesso mi mette alla prova con l’affermazione (detta con il tono di un’offesa) allora sei atea! Non ho nemmeno questa presunzione, ribadisco io. Se non sei credente, allora sei atea! Non si sfugge! Appartieni alla categoria dei poveri disperati senza Dio! Alla quale apparteniamo tutti. Niente ci distingue, atei, credenti, agnostici, se non una convinzione interiore che non cambierà in nulla la realtà. Siamo come bestie inconsapevoli dirette al macello. C’è chi pensa di andare verso pascoli più freschi, chi teme che il furgone precipiti in un burrone da un momento all’altro, e chi semplicemente si gode il paesaggio e il breve tragitto come può. Ma nessuno di noi avrà una fine diversa.

Adesso le parole di B. Russell:

Per quanto riguarda la natura della fede, si ritiene virtuoso credere, avere cioè una convinzione che non tentenna di fronte ad evidenze contrarie, e se l’evidenza contraria fa sorgere dubbi, ritenere di doverli sopprimere. (p 11 ed. Tea)

Se niente può esistere senza una causa, allora perché il mondo sì e Dio no? (p 17 ed. Tea)

Se voi aveste l’onnipotenza, l’onniscenza e milioni di anni a vostra disposizione, non fareste di meglio? (p 19 ed. Tea)

C’è un grave difetto nella morale di Cristo: Egli predicava l’inferno. (p 23 ed. Tea)

La nostra concezione di Dio deriva dall’antico dispotismo orientale, ed è una concezione indegna di uomini liberi. Non ha rispetto di se stesso chi si diprezza e si definisce miserabile peccatore. (p 26 ed. Tea)

Non bisogna rimpiangere il passato o soffocare la libera intelligenza con idee che uomini ignoranti ci hanno propinato per secoli. (p 27 ed. Tea)

L’aspetto peggiore della religione cristiana è il suo atteggiamento riguardo il sesso: atteggiamento morboso e innaturale […] “E’ meglio maritarsi che ardere” dice brutalmente San Paolo. (pp 29,30 ed. Tea)

Gli unici uomini d’azione considerati santi erano quelli che distruggevano vite e sostanze dei loro sudditi nelle lotte contro i turchi, come san Luigi IX, re di Francia. La Chiesa non santificherebbe mai nessuno per riforme legislative o finanziarie, perché tali contributi al benessere umano sono giudicati insignificanti. (p 34 ed. Tea)

Il cristiano moderno è divenuto certamente più tollerante, ma non per merito del cristianesimo. Questo addolcimento del costume è dovuto a generazioni di liberi pensatori, che dal Rinascimento ad oggi hanno provocato, nei cristiani, un senso di sana vergogna per molti dei loro tradizionali pregiudizi. E’ divertente udire il cristiano moderno esaltare la dolcezza e la ragionevolezza della sua religione, ignorando che questa dolcezza e questa ragionevolezza sono dovute all’insegnamento di uomini, un tempo perseguitati da cristiani credenti e osservanti. (pp 36,37 ed. Tea)

Noi non stiamo certo ad osservare un nido di formiche, per sapere quali di esse hanno compiuto il loro dovere e quali sono state negligenti. (p 41 ed. Tea)

Dio e immortalità, dogmi basilari della religione cristiana, non hanno alcun fondamento scientifico. (p 47 ed. Tea)

Il dio cristiano può esistere, così come possono esistere gli dèi dell’Olimpo, o dell’antico Egitto e di Babilonia, ma nessuna di queste ipotesi è più probabile dell’altra. (p 48 ed. Tea)

Anche se le finestre spalancate della scienza al primo momento ci fanno rabbrividire, abituati come siamo al confortevole tepore casalingo dei miti tradizionali, alla fine l’aria fresca ci rinvigorirà. (p 51 ed. Tea)

Sta a noi determinare le caratteristiche della vita retta, non alla natura, e nemmeno alla natura personificata come Dio. (p 52 ed. Tea)

Gli atzechi consideravano loro dovere mangire carne umana […] possiamo noi affermare con certezza che i nostri codici morali non contengano qualcosa di analogo a queste pratiche selvagge? (p 59 ed. Tea)

I dinfensori della morale tradizionale sono raramente persone di cuore. (p 60 ed. Tea)

TO BE CONTINUED

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