L’inglese: una lingua di nessuno e di nessun luogo.

So che il titolo di questo post potrebbe sembrare provocatorio, o anche ironico, ma non lo è.
Questo titolo vuole rispondere ad una domanda che mi faccio spesso, come insegnante di inglese: hanno senso le lezioni di cultura e civiltà, quando si insegna l’inglese?
Leggo spesso nei libri di didattica che non si può separare la lingua dalla cultura del paese che la parla, che la lingua veicola cultura sempre e comunque e che quindi non c’è scampo alle lezioni di cultura e civiltà in un corso di lingua che si voglia dire tale.
Posso dire un’eresia? A me delle lezioni di cultura e civiltà non mi è mai interessato una pippa. Vuoi studiare francese? Beccati l’elenco delle regioni della Francia, compresa di dipartimenti e territori d’oltremare con relative capitali, numero di abitanti e produzioni locali.
Mi scusi prof ma il tempo che ci metto a memorizzare la capitale dell’Alvernia più le altre 27, non lo potrei utilizzare facendo qualcosa di non dico più utile, perché sarebbe offendere le sue ponderatissime scelte, ma almeno di più PIACEVOLE? Devo aspettare alla prossima settimana con Gargantua e Pantagruel in francese del ’500? Non vedo l’ora…
Ricordo con affetto (eh!) la mia prof di francese della SSIS, la quale, pensando di aprire un dibattito critico, e di mostrarsi aperta all’idea di un cambiamento delle pratiche didattiche nei licei italiani ci chiese:
voi futuri professori di francese insegnerete quale letteratura e in che modo?
Io risposi: nessuna letteratura.

Ma se non insegni la letteratura, che cosa insegni??? Si scandalizzo lei, nel suo perfetto francese di parlante nativa stracccolta, che faceva impallidire il mio balbettio di parlante non nativa, obbligata a imparare il francese per commentare Gargantua e Pantagruel nella versione originale.

La lingua, dissi io, tenendo brevi le mie risposte per evitare di accumulare errori, perlomeno di sintassi.

Bof, sbuffò lei come fanno i francesi quando sono irritati e altre tremila cose (insomma non so se lo avete notato ma i francesi sbuffano sempre e inspirano talmente forte che al mio primo soggiorno in Francia, mi spaventavo in continuazione, temendo che fosse successo qualcosa di grave fuori dalla mia visuale) sentiamo cosa ne pensano i tuoi colleghi futuri professori di francese: vero che nessuno di voi è d’accordo con la quantomeno bizzarra affermazione della vostra collega?
I miei esimi colleghi, sgranarono gli occhi e sbuffarono pure loro, fingendo di aver assimilato la cultura francese fino in fondo ai polmoni, e si esibirono in risposte ancora più brevi delle mie, mais non, absolument pas, mais la littérature est la littérature… seguendo pedissequamente pure loro la regola del meno parli, meno sbagli, regola principale di tutti quelli che hanno studiato le lingue straniere nelle università italiane.

Ora lo so che voi state pensando che io sia una poveraccia ignorante che non ha capito il senso profondo dello studio di una lingua, che è quello di acquisire uno strumento di accesso ad un’altra Weltanschaung… eja, lo sono. Ma se mai si dovesse verificare un vostro improbabile soggiorno in Sardegna per imparare il sardo, ci penserò io a allietarvi con i soprannomi degli antenati dei miei vicini, e con tutte le varianti per dire cestinetto.
Ma passi il francese, che è pur sempre la lingua di un popolo preciso (a parte tutte quelle aggiuntine che si sono guadagnati qua e là nei secoli e non con la campagna punti) su quale cultura e civiltà, nonché inciviltà, mi devo basare quando il mio destino è quello di insegnare l’inglese?
Il Big Ben, Trafalgar Square, Buckingham Palace… lo confesso, anche io ho peccato!
Ho fatto una lezione su Londra e poi per riequilibrare una su Miami, ma poi ho dovuto menzionare l’Australia e come lasciare fuori il Canada, e forse che l’Irlanda è meno importante? Passo il tempo a ripercorrere i continenti e intanto mi chiedo? Ma l’inglese la lingua di chi è? Quale cultura veicola? E quale accento dovrei privilegiare? E quale variante scegliere? E se anche ne scegliessi una, in quale modo potrei non dico far raggiungere ma nemmeno far avvicinare i miei alunni allo standard prescelto?
La risposta a queste domande sta appunto nel titolo del post: l’inglese è la lingua di nessuno e di nessun luogo, ovvero l’inglese è una lingua internazionale.
Essere una lingua internazionale sarà pure prestigioso, ma si paga, principalmente in due modi:
– la lingua si deculturalizza, cioè lo studio dell’inglese non è più legato allo studio della cultura britannica, americana, etc, ma diventa più semplicemente uno strumento di comunicazione internazionale.
– il cambiamento, quante più persone parlano una lingua e tanto più lontane sono dal paese in cui è nata questa lingua, tanto maggiore sarà la variabilità linguistica della sua pronuncia, del suo lessico, della sua grammatica, spostando di molto i limiti della correttezza.
Pensate che addirittura si parla di una nuova variante dell’inglese che sarebbe l’Euro-English, la variante dell’inglese parlato e compreso dagli europei, ovviamente non parlanti nativi. L’Euro-English è nato in un contesto in cui lo scopo principale della lingua è capirsi, veicolando la propria cultura non quella dei paesi che parlano inglese. Per favorire questo scopo ha inglobato in sé strutture e termini delle altre lingue europee (ad es. Shengen flights), ha semplificato la grammatica e sta producendo delle pronunce alternative che potrebbero un giorno affermarsi come allofoniche dei fonemi originali (vedi il -th sordo e sonoro pronunciato t o d da molti italiani e s/z da molti francesi e tedeschi).
È palese che a questo punto anche la didattica va ripensata in direzione dell’internazionalità della lingua inglese, ed è lecito che gli insegnanti si pongano la domanda: perché i miei alunni stanno imparando l’inglese? Per bere il tè delle cinque con la regina Elisabetta o per qualcos’altro?
Per me capire e farsi capire nella più ampia varietà di contesti resta il fine ultimo dell’insegnamento di ogni lingua, ancora di più dell’inglese lingua internazionale e quindi mi perdonerete se le contee scozzesi io quest’anno le salto!

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5 commenti su “L’inglese: una lingua di nessuno e di nessun luogo.

  1. Salve Prof, concordo con il tuo post: se il fine di studiare una lingua è comunicare, è la lingua che bisogna imparare! Quanto all’inglese, l’inglese di dove? Sarà l’inglese dei libri e di chi vi sta di fronte. Al vero “dove” ci si penserà una volta deciso il dove, allora non ci sarà scampo. Forse bisognerebbe essere onesti a livello di didattica e ammettere la difficoltà del progetto lingua, e riconoscere che il primo impatto con the real thing, nel senso della lingua parlata dai madrelingua immersi nel loro contesto, sarà inevtiabilmente impossibile da capire anche per l’alunno più diligente, semplicemente per via delle numerose pronunce che non è né concepibile né auspicabile trattare durante un corso di inglese.
    In bocca al lupo per il blog!! Bello!!!
    E buona battaglia con l’inglese

  2. Meno male che non sono la sola a “saltare” parti del famigerato “santo programma”! Complimenti per il blog.
    Madame Coupeboeuf

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