Inglese: tutto quello che avreste sempre voluto, e i vostri i prof non vi hanno mai dato 2.

Continua la serie dei post sul principio didattico di molti professori di lingue che recita “di meno è di più”, e che si traduce nella pratica in una serie di divieti e rinunce, che danneggiano sia gli insegnanti, sia gli studenti (soprattutto quelli più volenterosi che paradossalmente vengono tacciati di pigrizia da tali prof modernisti).
Dopo aver scritto del divieto di utilizzare il dizionario bilingue e la lingua materna in classe, oggi scriverò di un “no, non te la do” che da apprendente ho sempre fatto fatica ad accettare (nessun doppio senso qui).
Quando ero bambina io, i testi per imparare le lingue non erano di certo il massimo che si potesse sperare. Dimenticate i manuali attraenti, supercolorati e accessoriati di oggi. Allora i libri di testo che giravano nelle scuole erano libroni grigi, con una scrittura fitta fitta, pieni di esercizi dello stesso genere di quelli che sicuramente si usano per addestrare i cani, ovvero: ripeti qualcosa fino alla nausea e vedrai che alla fine la impari. Si trattava del metodo audio-orale, secondo il quale la lingua si acquisisce come si acquisisce una buona abitudine, quindi con l’allenamento e la ripetizione.
Strano che gli studenti invece di imparare si annoiassero a morte! Dopo aver messo la penna sopra il tavolo, sotto il tavolo, sulla sedia, dietro la sedia e poi per un po’ di varietà, il temperino sopra il tavolo, sotto il tavolo, tra la gomma e il libro (e qui c’erano urletti di eccitazione per la novità) restava ben poco da dire, e le penne si consumavano nella compilazione dei centinaia di esercizi detti “drill”, parola che non per caso in inglese significa “addestramento”.
Qualcosina di più però c’era anche allora e alcuni professori avevano la benevolenza di tirarla fuori in classe: l’audiocassetta!
Ora, perché la stessa non fosse allegata anche ai nostri libri di testo, è uno dei misteri più oscuri della mia carriera scolastica. Era forse una questione di ingombro o di prezzo? Avevamo in dotazione antologie di italiano che pesavano quanto un volume della treccani, dizionari che costavano mezzo stipendio di un insegnante e non potevamo permetterci un’audiocassetta con qualche dialogo e un raccontino registrato? O forse ancora una volta si trattava di applicare il sacro principio del “di meno è di più” tanto caro ai professionisti del settore?
Sta di fatto che questo utilissimo strumento era di esclusiva proprietà degli insegnanti, i quali lo custodivano con cura e ne erano talmente gelosi che quasi sempre lo lasciavano a casa. Tuttavia, dopo averci letto una volta un pezzo in lingua, pretendevano che noi ci esercitassimo a leggerlo da soli e che tornassimo la lezione successiva, sfoderando una perfetta pronuncia da nativo, o se proprio non ce la facevamo, perlomeno imitando la loro un po’ raffazzonata.
La domanda sorgeva spontanea a me che avevo 10 anni, e come è possibile che a loro non li sfiorasse nemmeno:
come posso migliorare la pronuncia, l’intonazione, la velocità di eloquio e di lettura in una lingua che non conosco, avendo come unico modello me stessa?
E quindi io ci tentavo, non a migliorarmi davanti allo specchio, bensì ad elemosinare quella preziosissima audiocassetta che ogni tanto faceva capolino dalla borsa del prof.
– Senta, prof, non è che potrebbe farmi un grandissimo favore, e poi io lo farei a lei arrivando in classe preparatissima, e prestarmi la sua cassetta (che me la copio), oppure se non se ne può separare nemmeno per un giorno, gliene do io una vergine (e lei me la copia) insieme ad una liberatoria in cui mi assumo tutte le responsabilità e dichiaro di andare in carcere al posto suo, se la incriminano per questo orrendo crimine?
– No, non te la do!
Questa era la piccata risposta di ogni insegnante. Che avessero davvero paura del carcere? E che davvero questa azione che aveva solo fini benefici, potesse essere considerata anche all’epoca in cui scarseggiavano drammaticamente le risorse didattiche, un reato???
Voi direte, ma sono storie del passato! nzu, nzu.
Ancora oggi i prof di lingue commettono simili errori:
– non usano il libro di testo in dotazione degli alunni, con evidente spreco di soldi e soprattutto lasciandoli sprovvisti di qualsiasi supporto audio (che nella maggiorparte dei casi neanche loro possiedono);
– usano il libro di testo, ma danno da leggere fotocopie, prese da libri che gli studenti non possiedono, e di cui ovviamente non possiedono la traccia audio, tuttavia pretendendo che gli studenti si esercitino a leggerli a casa;
– non chiedono mai ai loro alunni di aprire quella bustina allegata al libro che contiene il cd audio delle lezioni, dando da fare a casa solo esercizi scritti, o qualche esercizio di ascolto della durata di pochi secondi;
– e se il cd dell’alunno è striminzito e non contiene la maggiorparte del materiale audio che invece è presente nel cd del professore e sul quale un alunno diligente vorrebbe esercitarsi (producendone una veloce copia pirata) rispondono ancora oggi nello stesso identico modo di tanti anni fa:
NO, NON TE LO DO!

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2 commenti su “Inglese: tutto quello che avreste sempre voluto, e i vostri i prof non vi hanno mai dato 2.

  1. La liberatoria non sarebbe servita, la responsabilità penale non è trasferibile! 😛 Scherzi a parte, qui secondo me il problema è delle case editrici… Da che ho visto io, tutti i libri di inglese “per studenti” hanno nel CD meno di un terzo del contenuto audio, con la scusa che sennò gli studenti “imbrogliano”. Ovviamente è una baggianata, per i motivi che hai già spiegato accuratamente. 😉

    • Adesso ho capito perché si rifiutavano, nonostante la mia buona volontà di finire in galera al posto loro!
      Io credo che le uniche tracce audio che dovrebbero essere di esclusiva proprietà dell’insegnante sono quelle delle prove di ascolto delle verifiche. Tutto il resto dovrebbe essere a disposizione degli alunni, visto che è ovvio che un ascolto in classe non basta a nessuno.
      Secondo me è anche responsabilità dei professori scegliere libri di testo che siano provvisti di adeguati supporti per gli alunni (e non solo per gli insegnanti) e fare pressioni presso le case editrici, chiedendo che i materiali audio siano prodotti e divulgati soprattutto per chi ne ha più bisogno e cioè GLI STUDENTI.

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