La lingua madre, quel demone dentro di voi.

Come ho scritto in un post di qualche giorno fa, i prof di inglese modernisti, detestano tutto quello che non è inglese. In quest’altro post potete leggere alcune delle loro ragioni.
Il loro accanimento può spingersi fino al punto da farvi temere di essere veramente abitati da uno spirito maligno, che alberga dentro di voi con l’unico scopo di far fallire tutti gli sforzi del vostro prof-esorcista: la vostra lingua madre.
Tra i campioni del metodo di meno è di più, che trovate descritto sempre nei suddetti post, annoveriamo i prof di inglese, di lingua madre inglese che insegnano in Inghilterra. Sono loro, credo, i maggiori esorcisti-anti-lingua-madre-che-non-sia-l’inglese del nostro pianeta.
La formazione di questi sacerdoti dell’inglese avviene probabilmente in corsi durante i quali tutte le interferenze linguistiche vengono sanzionate con terribili punizioni corporali, non si spiegherebbe altrimenti l’ inflessibilità con cui applicano la regole del di meno è di più, nonostante siano costretti ai più impervi equilibrismi linguistici . Ma, voi direte, se sono inglesi, di quali interferenze linguistiche potrebbero cadere vittime?
Vi racconto un episodio della mia lunga esistenza di disperata apprendente di lingue straniere abitata da una pervicace lingua materna, alle prese con uno dei tanti prof-esorcisti, disseminati per il territorio britannico.
Avevo pochi anni di studio dell’inglese e mi trovavo a Londra, per un corso di lingua estivo. Essendo io una studentessa italiana, grammatica e comprensione del testo mi facevano un baffo, per cui superai il test SCRITTO di ingresso con una votazione drammaticamente superiore al mio reale livello di conoscenza della lingua orale. Nessuno si preoccupò di testare il mio inglese parlato, dando per scontato che la conoscenza dei passati irregolari spalanchi le porte di un corso intermedio-avanzato.
Inutile dire che ero la palla al piede della classe, e che, per non rallentare ancora di più le lezioni, cercavo di cavarmela aiutandomi con il mio mini-dizionario salva vita bilingue italiano/inglese, inglese/italiano. E stava andando tutto bene, fino a quando il mio prof-esorcista non si accorse della presenza di questo oggetto del demonio nel suo sacro regno, e mi intimò di farlo sparire al più presto, prima che lo incenerisse lui personalmente, con il solo potere dello sguardo.
– Mia cara, mi disse dopo aver ritrovato la calma e essersi assicurato che il libriccino maligno fosse veramente sparito, se non capisci una parola, basta che me lo dici, e io te la spiego!
– In inglese?
– IN INGLESE, OVVIAMENTE, IN INGLESE, mia cara, piccola miscredente, che cosa credi che ci stia a fare io qui?
Far cambiare idea a certi personaggi è più che difficile, è semplicemente impossibile, perché essi possiedono qualcosa che a noi purtroppo manca, e non solo una lingua abituata al th dalla nascita, loro possiedono LA FEDE, che consiste ,come dice Bertrand Russell, “in una convinzione che non tentenna di fronte ad evidenze contrarie.”
E quali sono queste evidenze contrarie? Lo avete mai visto uno di questi teacher sudare e gesticolare come un pazzo nel tentativo di spiegarvi un vocabolo che non conoscete? Può passare minuti del preziosissimo tempo pagato ORO da tutti i corsisti (che loro tra l’altro la sanno dalla seconda elementare quella parola, perché nelle loro nazioni l’inglese si insegna seriamente) esibendosi in virtuosismi linguistici e interpretativi, disegnando alla lavagna schemi, sciorinando titoli di canzoni, poesie, film, arrampicandosi sugli impervi terreni dei sinonimi e dei contrari, e sempre con sulla faccia quello sguardo fiducioso di chi SA che all’improvviso la tua mente si illuminerà e tu finalmente capirai, e chi i suoi sforzi non saranno stati vani. E tu cosa fai? Continui a non capire! Ti ostini, e i tuoi colleghi vorrebbero ammazzarti, siamo solo alla prima riga del secondo esercizio e tu hai già chiesto il significato di TRE parole, e se andiamo avanti di questo passo, non arriveremo nemmeno alla terza frase prima della fine della lezione.
Torniamo al mio corso estivo intermedio avanzato a Londra. La parola incriminata era “witness” (please non giudicate ho fatto il classico io!) ricordo che un’altra parola che tornava ostinatamente nella spiegazione del mio prof-esorcista era “trial”, ma a me poco diceva una, e niente diceva l’altra. E in più erano mischiate in una valanga di altre parole incomprensibili, di gesti sempre più convulsi, di imitazioni, che oggi credo che fossero quelle di un giudice britannico, rigido e imparruccato.
A fianco a me una bella ragazza francese mordeva la penna nervosamente, ma alé uh là là, ma cette fille non capisc propr nient! Spazientita si volta verso di me e mi sussura: témoin.
Finalmente il mio viso si illumina dell’espressione tanto attesa e abbandona quella di totale idiota senza speranza che aveva assunto con rassegnazione fino a quel momento. Il mio prof-esorcista (ignaro di ospitare nella sua classe une diablesse travestita da bella parigina) si illumina di sollievo e i miei compagni ritrovano la posizione seduta, dopo essere scivolati quasi fino a terra per l’esasperazione.
Tutto qui? “Testimone” vuol dire? Che se me lo cercavo da sola ci mettevo 30 secondi e si andava avanti! E adesso invece come la mettiamo? Vale la traduzione in francese? Oppure per colpa di questa interferenza la parola “witness” sarà per sempre espulsa dal mio vocabolario attivo? A voi non sembra un’emerita stupidaggine che tentenna, e non solo, di fronte ad evidenze contrarie? Ecco se avete la fede, come dice Russell quando l’evidenza contraria fa sorgere dubbi, “riterrete virtuoso credere di doverli sopprimere.”
Ma ciò che rende questa situazione ancora più paradossale è quello che appresi qualche tempo dopo, in uno di quei locali in cui la sera dopo i corsi si incontrano liberamente studenti e professori. Il mio inflessibile prof parlava perfettamente sei lingue tra cui l’italiano, e le usava con maestria per conversare amabilmente soprattutto con le ragazze carine di tutti i continenti.
Questa sua sorprendente abilità acquisita in anni di soggiorni all’estero come insegnante di inglese, questo dono di Dio, questo strumento che lo avrebbe potuto rendere il nostro prof magico, che ci avrebbe potuto aiutare a velocizzare a sciogliere i nodi e a progredire velocemente nel nostro apprendimento, quest’uomo che poteva trasformare le sue lezioni in occasioni uniche di scambio e di condivisione di lingue diverse, tra l’altro caso rarissimo per uno nato in Inghilterra, aveva deciso per atto di fede, che il suo molto di più era in realtà un molto di meno, e che in presenza dei suoi apprendenti si sarebbe trasformato in un perfetto monolingue, ovvero si sarebbe mutilato delle sue altre abilità linguistiche. Salvo poi tirarle fuori a sorpresa per abbordare nei bar!

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2 commenti su “La lingua madre, quel demone dentro di voi.

  1. Ciao Ingliscprof!
    Ho cercato il tuo nome su “About” e su qualche altra pagina ma non sono riuscito a trovarlo .. comunque il tuo articolo è davvero divertente e il blog in genere INTERESSANTISSIMO!
    Io sono Andrea, quasi quarantenne, con un passato di insegnante di italiano a Taiwan .. quindi diciamo che mi trovo davvero dall’altro lato della barricata: quello degli insegnanti madrelingua. Ebbene si, anch’io ho insegnato per un po’ usando solamente l’italiano .. immagina gli studenti cinesi, con il loro approccio confuciano all’apprendimento, imparare la grammatica italiana senza poter fare domande nella loro lingua. Niente punizioni corporali ma spesso l’uso del cinese causava perdita di “punti” nei vari giochi che utilizzavamo per animare le classi.
    Dopo un po’ ci si è resi conto che il taboo sulla lingua madre degli studenti stressava sia insegnanti che studenti e non faceva bene al business .. alla fine l’approccio educativo della scuola è cambiato e il cinese è tornato ad essere tollerato il classe.
    Devo ammettere che l’uso esclusivo della lingua madre aveva i suoi risultati su alcuni elementi particolarmente brillanti (che probabilmente passavano ore a casa su libri di grammatica scritti in cinese), ma quello che succedeva era che le classi dividevano in due: quelli bravi che prendevano il volo, e quelli meno bravi che si demoralizzavano sempre di più fino a gettare la spugna.
    Comunque sono contento di aver trovato il tuo blog: sarebbe interessante scambiare pareri ed informazioni. Ho qualche blog anch’io (ma non li aggiorno da un po anche se continuo a ricevere commenti). Adesso vivo in Inghilterra e lavoro ancora nel settore dell’educazione .. a presto!

    • Grazie mille per il tuo commento! Il mio nome non c’è nel blog perché preferisco non divulgare informazioni troppo personali… non vorrei che qualcuno si riconoscesse e si offendesse.
      Mi farebbe molto piacere continuare a sentirci e a commentarci. Naturalmente mandami i link a quello che scrivi.
      Per quanto riguarda l’argomento lingua-madre in classe, sono contenta di sapere che alla lunga c’è chi si rende conto che spesso divieti del genere sono controproducenti. Vedo anche che il “volgare denaro” può indirizzare meglio di tante ideologie buone solo per chi le ha inventate. Spesso chi paga per un servizio, certe storielle se le beve meno facilmente di chi magari le deve subire dal sistema.
      Ciao,
      a presto.

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